La lezione del mare

neruda

Le onde si creano in mare aperto.
Più si prende il largo e meno le onde si sentono nel loro impetuoso fragrore, anzi, sono morbide, dondolanti…
E’ solo a riva, quando trovano l’ostacolo di una superficie più bassa, che diventano urla e spuma.
Così è per le emozioni e gli eventi che accadono nella nostra vita: più siamo ‘a largo’, in profondità, nel Centro dell’Essere, meno le ondate emozionali e le avventure della storia ci travolgono.
Certo, non ci lasciano indifferenti! Ci muovono, cambiano il nostro assetto, modificano il nostro stare eretti sulla terra e sotto il cielo, ma non ci travolgono.
In profondità si trova quella sana capacità di lasciar fluire, lasciar andare, che è uno dei pilastri del bell’essere.

Medit-ire, andare al Centro, andare in profondità per gustare il fluire della vita, lentamente, un secondo per volta.
Vi aspetto!

La lezione del mare

neruda

Le onde si creano in mare aperto.
Più si prende il largo e meno le onde si sentono nel loro impetuoso fragrore, anzi, sono morbide, dondolanti…
E’ solo a riva, quando trovano l’ostacolo di una superficie più bassa, che diventano urla e spuma.
Così è per le emozioni e gli eventi che accadono nella nostra vita: più siamo ‘a largo’, in profondità, nel Centro dell’Essere, meno le ondate emozionali e le avventure della storia ci travolgono.
Certo, non ci lasciano indifferenti! Ci muovono, cambiano il nostro assetto, modificano il nostro stare eretti sulla terra e sotto il cielo, ma non ci travolgono.
In profondità si trova quella sana capacità di lasciar fluire, lasciar andare, che è uno dei pilastri del bell’essere.

Medit-ire, andare al Centro, andare in profondità per gustare il fluire della vita, lentamente, un secondo per volta.
Vi aspetto!

CORSO DI MEDITAZIONE (si riparte!!!)

II anno di medit

Se voglio cambiare il mondo intorno a me, devo cominciare a cambiare me stesso. (Gandhi)

Care compagne di viaggio,
vi do appuntamento a
VENERDI’ 12 SETTEMBRE ALLE ORE 10.00
per riprendere il nostro cammino.

P.S. Per il nuovo Corso la data sarà data non appena riceverò un numero di adesioni tale da permettermi di creare un appuntamento settimanale!
Divulgate gente, divulgate!
A presto…

APPUNTI (dalla LECTIO su Elia il profeta)

‘La gloria di Dio è l’uomo vivente,
e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio’.
(Ireneo di Lione)
Elia_Profeta_icona
Il Giorno di Elia

Entro nell’incontro con il Signore con tutto me stesso.
Corpo, mente e spirito cercano armonia attraverso il silenzio, la quiete dei gesti, la preghiera.

Signore Dio, alla cui presenza io sto, donami di stare alla Tua presenza.
+ Apri gli occhi della mente, perché per mezzo del Figlio Tuo, Parola incarnata,
io discenda nel mio cuore e venga vivificato,
per mezzo del Tuo Santo Spirito,
in tutto il mio essere.

• Lectio
(ascolto della Parola)

Dal 1 libro dei Re (17, 2-6)

2 A lui (Elia) fu rivolta questa parola del Signore: 3 «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. 4 Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo». 5 Egli eseguì l’ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. 6 I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.

• Meditatio

Spunti di meditazione
Il Signore parla ad Elia ancora.
Nel primo versetto, quello meditato il mese scorso, Elia aveva ricevuto da Dio l’invito a parlare ad Acab e ad annuciare la siccità come ratificazione dello stato di aridità interiore del popolo d’Israele. Ricordiamo che il popolo di Dio si era dato all’idolatria seguendo soprattutto il culto di Baal, il dio del temporale e della pioggia, un idolo attraente per un popolo di agricoltori come quello d’Israele.
Vattene di qui, dirigiti verso oriente
All’invito ad uscire allo scoperto e denunciare l’idolatria, segue, con una celerità tipica dei piani di Dio che superano sempre di gran lunga i nostri, il comando ad andare via dal luogo in cui Elia si trova e a dirigersi verso Oriente.
L’appello risuona familiare poiché riprende l’itinerario che fu già di Abramo. Tuttavia se ad Abramo Dio aveva detto di uscire dalla sua terra ed andare verso se stesso, l’invito ad Elia appare diverso: Jhwh gli chiede di andare alle origini.
Elia è chiamato a ripercorrere la via dei Patriarchi e a rivolgersi verso un Oriente che è l’origine della relazione con Dio e della Alleanza d’amore con Lui.
nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano
Circa il termine nascondimento potremmo parlare molto, perché molto è stato scritto, e di più, molto è stato vissuto da molti uomini e donne nel tempo.
La tradizione monastica usa un termine specifico per definire il nascondimento: xeniteìa. Nella Filocalia, una famosa raccolta di testi dei Padri che praticarono la meditazione silenziosa (l’esichia), troviamo una bellissima definizione di xeniteìa, che ci permette di comprendere il senso del nascondimento di Elia.
Si legge: la xeniteia ‘indica tanto un atteggiamento interiore come uno stato esteriore. E’ prima di tutto un atteggiamento interiore di estraneità che mira a mantenerci stranieri e pellegrini in cammino verso la città celeste… essa si esprime con l’umiltà, il rifiuto di ogni curiosità, il non ingerirsi in ciò che non ci riguarda, il lasciare ogni giudizio, il valutare ogni cosa in un continuo confronto con l’eternità…’. E poi si parla della scelta esteriore, della possibilità di vivere fuori dal proprio contesto per sperimentare ‘la percezione, anche psicologica, di quello sradicamento che è ontologicamente proprio di ogni cristiano dal momento in cui il battesimo ne ha fatto uno straniero al mondo, un senza patria, teso verso quella città fondata nei Cieli’.
C’è da dire anche che gli antichi monaci parlavano spesso di xeniteìa spirituale, che può essere vissuta anche tra la folla attraverso l’uso sobrio della lingua.
Elia è chiamato ad un nascondersi esteriore che esprima l’interiore.
Sempre, nel cammino di relazione con Dio, che poi ci porta ad una precisa scelta d’essere nel mondo, è necessario un tempo di nascondimento, di solitudine, per rimanere soli con noi stessi davanti a Dio e far discernimento per riconoscere Dio come Primo della nostra vita.
L’esercizio della solitudine andrebbe insegnato già ai bambini, ai ragazzi, perché crea uno spazio-tempo necessari di crescita intima e attenzione profonda ai ritmi di Dio in noi e nella storia. Solo se si è sperimentato la solitudine abitata da Dio si può veramente essere buoni compagni degli uomini. Perché nella solitudine, e per Elia è stato così, ci si misura con le proprie necessità, diventando più solidali con quelle degli altri poi, ci si confronta con i propri mostri interiori, con le proprie paure, e si sa poi avere misericordia delle debolezze altrui, ci si apre teneramente all’amore di Dio che ci accoglie così come siamo.
E’ nel nascondimento lo spazio-tempo in cui possiamo andare verso Dio… un esercizio certo non facile perché ci riduce al sempre più Semplice, all’Unico Essenziale e fa cadere le sovrastrutture di cui ci siamo mascherati, a volte anche in nome della fede!
E’ nel nascondimento lo spazio-tempo in cui lasciamo che Dio venga a noi. Ognuno è un mistico capace di Dio.
La vera solitudine, che va ricercata come preludio alla vera comunione è questa! Noi siamo chiamati per vocazione alla comunione, ad immagine della Trinità, ma se non ci ritiriamo, ci nascondiamo, nel senso che stiamo illustrando, se non intessiamo, in sintesi, una vera relazione personale con Dio, saremo al massimo dei buoni compagni di pizza con il mondo e mai doneremo sangue dal nostro cuore per gli altri, come diceva Silvano del Monte Athos.
Tornando al profeta Elia, sappiamo che egli deve ripercorrere in se stesso la stessa strada che i Padri d’Israele percorsero prima di lui, confidando in Dio solo.
Ma veniamo al luogo in cui Elia deve andare: il torrente Cherit.
Il Giordano scende verso il mar Morto e riceve, all’altezza del lago di Genezaret, alcuni affluenti. Tra i più importanti, sul lato sinistro, c’è lo Jabbok, lungo questo fiume, lo sappiamo, Giacobbe rimase solo, lottò con Dio e venne costituito popolo: non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele.
Un altro affluente è il torrente Cherit.
Quindi il richiamo è già nei versetti 2 e 3 a ripercorrere la strada di Abramo prima, e Giacobbe poi…
Nella Scrittura nulla è a caso, anche i luoghi indicano verità più profonde… ma questo del resto è così anche nella nostra vita se sappiamo guardare alle cose con gli occhi di Dio.
Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo
In questo versetto è espressa tutta la dinamica di fede richiesta ad Elia, così come fu chiesta ad Israele nel deserto. E’ chiara l’allusione alla peregrinazione nel deserto dove il popolo dovette fidarsi di Dio solo per essere dissetato, nutrito e non perire.
C’è la siccità, tutto il popolo languisce per la mancanza di acqua e la conseguente carestia, ma Elia sarà dissetato al torrente e sarà nutrito dai corvi.
Il ‘bere al torrente’ (…un tempo c’era nella chiesa madre della nostra comunità parrocchiale un tabernacolo centrale raffigurante due cerve che si abbeverano -molto bello!- e che diceva più di molte parole sull’Eucarestia!…) significa aprirsi ad una relazione di totale abbandono in Dio.
L’uomo, ogni uomo che viene nel mondo, è un assetato di Dio, lo sappia o no: è Dio che cerca cercando la bellezza, la felicità, il piacere! E ad ogni uomo è data questa misteriosa possibilità di essere capace di Dio: grembo accogliente dell’Altissimo, come lo fu Maria di Nazareth, come lo fu Elia il profeta. Due forme di appartenenza a Dio, perché per ogni uomo ce n’è una, ma la stessa sostanza: dissetarsi al torrente delle Sue delizie, gustare la bontà del Signore.
Elia accettando di bere l’acqua del Cherit, beve di Dio, beve della Sua magnanimità e provvidenza, entra in uno spazio d’intimità in cui solo Dio diventa l’essenziale.
Il cibo donatogli dai corvi non è solo un ulteriore conferma di fede da parte di Elia (il profeta si fida che l’indomani mangerà ancora e non morirà di fame, ma non ha prove scientifiche di questo!), ma segna un ulteriore richiamo nell’intimo del profeta. Dicevamo che Elia va al Cherit, ad Oriente, per ritrovare la fede delle origini. Il fatto che siano dei corvi a portargli il cibo non è di poco conto.
Presso Israele i corvi erano considerati animali impuri perché si cibavano di carogne! Dio invece non lascia che i corvi si cibino del morto Elia, ma che nutrano un vivente. I corvi erano considerati portatori di cattivi presagi perché ai tempi di Noè un corvo fu inviato per constatare il ritirarsi delle acque e invece tornò con la notizia che le acque coprivano ancora la terra.
I corvi nutrono Elia e sono segno di un ritorno alla purezza originaria, quella che era ancor prima del Diluvio, quella innocenza in cui dio ha creato ogni cosa e l’umanità. Elia deve tornare ad un tempo (metastorico) in cui non si giudica più secondo le categorie di bene e male, non c’è la dualità di compiuto non compiuto, ma l’unità di ciò che è giusto davanti a Dio.
Quanti sarebbero rimasti sconcertati in Israele nel vedere che Elia è nutrito da esseri considerati impuri? Tanti ben pensanti! E invece Dio è Signore per Elia anche in questo: Elia riceve tutto da Dio come Dio vuole e non come lui ritiene opportuno.
Quante volte anche noi ci perdiamo le cose belle che Dio vuole donarci solo per paura di uscire dal seminato delle nostre categorie di bene e male? Poveri noi!
Egli eseguì l’ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.
Nella fede nuda Elia esegue quanto il Signore ha chiesto.
Poteva ben dire, ma come prima mi mandi allo scoperto a condannare l’idolatria e poi mi dici di nascondermi? Prima mi invii a comunicare che ci sarà siccità e poi mi dici di bere al torrente? Questo Dio è una contraddizione! Elia lo poteva dire…
Oppure, da uomo religioso qual era, poteva lasciarsi condizionare da un altro punto di vista: il mio popolo languisce ed io devo abbandonarlo? No, Signore, resto al mio posto a morire con la mia gente!… socialmente logico e anche degno di umana stima, ma Elia è chiamato a ribaltare ogni sua logica e così… ‘eseguì l’ordine’.
Elia fa quanto il Signore gli domanda. Si fida.
Ha ripercorso l’avventura dei Patriarchi, fidandosi di Dio solo, è sceso nella gola rocciosa e aspra che si deve percorrere per raggiungere il torrente Cherit ed ha trovato il suo Dio provvido a dissetarlo e sfamarlo, in tempo di siccità e fame per tutti.

• Davanti all’Eucarestia
(lascio che la Parola scenda nelle mie profondità, al centro dell’essere, e resto nel mio centro in ascolto di quanto lo Spirito di Dio suggerirà)

• Oratio
(rendo grazie dell’esperienza d’incontro con Dio nella fecondità della Sua Parola)

Salmo 35, 8-11

Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio!
Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali,
si saziano dell’abbondanza della tua casa
e li disseti al torrente delle tue delizie.
È in te la sorgente della vita,
alla tua luce vediamo la luce.
Concedi la tua grazia a chi ti conosce,
la tua giustizia ai retti di cuore.

Contemplatio
(accolgo Dio in me)

Durante il mese cercherò tempo e spazio per lasciare che l’ascolto della Parola mi apra alla visione di Dio.

• Actio
(metto in pratica nella mia vita quello che ho ascoltato)

“Signore, dammi tutto ciò che mi conduce a te. Signore, prendi tutto ciò che mi distoglie da te. Signore, strappa anche me da me e dammi tutto a te. ”
(San Nicolas Flüe )

Itaca

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La via della MEDITAZIONE è un ritorno a casa.
Ritroviamo l’armonia perduta riconnettendo corpo, psiche e spirito.
Andando nelle nostre profondità, lasciamo che dal fondo emerga il nostro vero essere che è scintilla divina, luce che emerge dall’ombra, ombra che fa risaltare la luce.
La meditazione di questa settimana è un silenzioso ritorno a casa, all’Itaca delle nostre radici più vere.
https://www.youtube.com/watch?v=J6Aj8cvsfYA …un assaggio!!!

Vi aspetto!
 
 

‘Se vuoi volare alto, tieni le radici ben piantate in terra’

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Un detto spirituale dice: ‘Se vuoi volare alto, tieni le radici ben piantate in terra’.
Questo il tema della SESSIONE MEDITATIVA di questa settimana…
“L’albero riesce a stare diritto più per la forza delle radici che per la rigidità della struttura anzi, più la struttura è rigida, più facilmente la tempesta lo può sradicare” (Alexander Lowen).
Il radicamento alla terra, che facciamo solitamente prima di ogni sessione, ci permette quell’indispensabile ancoraggio al qui ed ora che molto spesso nell’arco della giornata perdiamo perché ciò che ci guida non è la realtà ma il mondo dominato dalla parte alta del nostro corpo ovvero la testa (pensieri, preoccupazioni, ecc). La consapevolezza corporea si acuisce in noi, spesso, solo nel dolore, una spia di allarme che ci indica una necessità di armonizzazione di una determinata parte di noi o di una situazione.
Lo stress che accumuliamo, nei muscoli, nella schiena, è figlio di questa tensione verso l’alto innaturale.
Il radicamento aiuta a sciogliere le tensioni e a ‘lasciarsi andare’, cosa difficilissima quasi per tutti!
Riconnetterci al corpo che siamo, comprenderne le tensioni e lasciare andare, è l’inizio di ogni cammino di crescita.
La sessione di questa settimana ci aiuterà a prendere coscienza dei nostri centri vitali e a radicarli nel qui ed ora.
Vi aspetto

Il Giorno di Elia

Dal 20 luglio è cominciata per noi una nuova avventura.
Condivideremo ogni 20 del mese, nella comunità parrocchiale di cui facciamo parte, una lectio sul ciclo di Elia, il profeta.
Un’occasione di ascolto della Parola e di approfondimento della figura meravigliosa del profeta Elia, patrono della comunità.

Ogni mese pubblicheremo, come già fatto in passato, gli appunti della Lectio.

‘La gloria di Dio è l’uomo vivente,
e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio’.
(Ireneo di Lione)

 

Elia
Il Giorno di Elia

 

Entro nell’incontro con il Signore con tutto me stesso.
Corpo, mente e spirito cercano armonia attraverso il silenzio, la quiete dei gesti, la preghiera.

Signore Dio, alla cui presenza io sto, donami di stare alla Tua presenza.
+ Apri gli occhi della mente, perché per mezzo del Figlio Tuo, Parola incarnata,
io discenda nel mio cuore e venga vivificato,
per mezzo del Tuo Santo Spirito,
in tutto il mio essere.

Lectio
(ascolto della Parola)

Dal 1 libro dei Re (17, 1)

Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io».

Meditatio

Spunti di meditazione: contesto, vocazione del profeta, attualità della Parola.

E’ importante, per comprendere questo primo versetto che da avvio al Ciclo di Elia, contestualizzarlo nel testo di cui fa parte e nel periodo storico a cui si riferisce.
Il cosiddetto ‘Ciclo di Elia’ fa parte del primo e del secondo libro dei Re, due testi che cercano di spiegare teologicamente il fallimento della monarchia in Israele. Teologicamente perché l’interesse dello scrittore sacro è posto sempre sulla relazione tra Dio e il suo popolo e non ha mai pretese storiche, scientifiche ecc. Tutto è letto alla luce di questa relazione Dio-popolo: dunque la monarchia è fallimentare per Israele perché i re non sono fedeli a Dio.
E veniamo al contesto proprio del tempo in cui Elia visse e operò, ovvero il regno di Acab, sesto re d’Israele (874-853 a.C.), un momento di grande sincretismo religioso e anche di contrasti dovuti alle disparità sociali e ai soprusi operati dalla classe dirigente, situazioni queste venutesi a creare con il miglioramento delle condizioni economiche
Elia viene da Tisbe, una città di Israele, il regno del nord. Dopo la morte del re Salomone, infatti, Israele si divide in due regni: Giuda a sud e Israele a nord.
Il regno del nord, di cui fa parte Elia, aveva spezzato il filo della tradizione che lo legava a Gerusalemme, mediante la rottura politica segnata dal fatto che Samaria era diventa capitale d’Israele.
Acab poi, aveva sposato Gezabele, principessa di Tiro, la quale aveva introdotto il culto dei suoi dèi tra il popolo. Gezabele era seguace di Baal ed aveva portato con sé 450 profeti di Baal e 400 profeti di Ashera (una divinità femminile) i quali conducevano una propaganda attiva della loro fede tra gli israeliti. Gezabele, infatti, voleva sostiuire il suo culto a quello di Jhwh ed attuò questa intenzione cominciando a perseguitare i profeti di Dio. Un grande sincretismo dilagava, ovvero tutto andava bene per gli israeliti: adoriamo Jhwh, però adoriamo pure Baal e magari anche Ashera e chi ci passa davanti. Si era nel pieno dell’dolatria e perché? Perché il popolo d’Israele era fatto fondamentalmente di agricoltori e Baal era una fortissima attrattiva. Era il dio del temporale e della pioggia, presiedeva alla fecondità della terra e del bestiame. Era ‘raffigurabile e comprensibile in contrapposizione al Dio d’Israele che era invece invisibile, trascendente, misterioso, mai prevedibile, le cui vie e i cui pensieri sono tanto diversi da quelli degli uomini’ (B.Costacurta, Il fuoco e l’acqua, San Paolo).
Secondo i seguaci di Baal era lui a dare la pioggia, mentre per Israele, nella fede dei Padri, ogni cosa è dono del Signore. Ma c’è di più. L’intervento di Baal si può comprare, con sacrifici, dal Dio di Israele la pioggia si può solo invocare con fede ed attenderla nel suo dono di totale gratuità. Una enorme differenza!
E così il popolo sceglie la via più facile, illusoria perché Baal è un idolo vano e irreale, ma che gli da la sicurezza di una banca da cui può farsi dare credito all’occorrenza.
Insomma, questo è il contesto in cui sorge, improvvisamente, il nostro Elia.
Di lui non è detto altro che il nome e la città di provenienza. Non si dice chi è suo padre, il che equivaleva al nostro cognome, non si racconta nulla di lui prima di questo versetto. Non ha dinastia, a differenza del re e del sacerdote, è suscitato da Dio, una figura carismatica, ovvero piena dello Spirito di Dio, che viene a comunicare il messaggio di Dio al popolo.
Già il suo nome è la mappa del percorso: El-Yah significa ‘il mio Signore è Dio’. Basterebbe il nome per far tremare gli idolatri!
Sorge Elia per riportare Israele alla fede delle origini, alla Tradizione, ma anche – e questo con grande creatività – per rinnovare la fede perché maturi in un nuovo contesto storico e sociale, perché sia una fede profonda, d’interiorità, come vedremo andando avanti nella lettura del Ciclo di Elia.
Nessuno più di Elia è padre della preghiera profonda, del meditare.
E veniamo al brano.
Abbiamo detto chi è Elia, da dove viene, ma ora nella parola che comunica ad Acab ci viene svelato ancor di più.
«Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io».
Per la vita del Signore, Dio di Israele: è una esclamazione ma anche un giuramento, per cui esprime tutta la fede di quest’uomo che sente d’essere scelto da Dio, d’essere pieno dello Spirito di Dio che ha condotto Israele nel suo percorso.
Per citare Dio come testimone delle proprie affermazioni bisogna essere davvero retti!
Ed Elia lo è.
La sua poi, è una fede nuda: Elia non ha alcuna garanzia che ciò che annuncia si rivelerà.
Ci crede. Punto. Si fida.
alla cui presenza io sto: è una delle espressioni più belle della Scrittura.
In essa c’è tutta la vocazione di Elia, tutta la sua relazione con Dio che è la sostanza della sua vita.
Il testo dice proprio che Elia sta dinanzi al volto del Signore, in piedi, ovvero che la sua consistenza è Dio e che è volto verso Dio con tutta la sua vita. Ciò non implica solo un abbandono a Dio, che può essere piacevole come l’abbandono nelle braccia dell’amato, ma anche una risolutezza di fede che implica la purificazione. Il nome di Dio è una Spada, lo vedremo meglio più avanti, il tetragramma sacro è raffigurato proprio come una spada in ebraico, e questa taglia fin nelle profondità per farci conformi al Dio vivente. Ecco perché Elia è raffigurato con la spada di fuoco: essa è il Nome Sacro, Jhwh.
Stare alla presenza di Dio è la forza di Elia, ciò che definisce la sua identità.
Dice una comunione scambievole, un dialogo permanente, ed anche una obbedienza totale, ovvero un ascolto che si traduce in azione sempre. Elia si dichiara servo di Dio, ovvero totalmente dipendente da Lui.
in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia: per un popolo di agricoltori, in una terra semi desertica come quella d’Israele, l’acqua è vita. Vita per i campi, per il bestiame e dunque per l’uomo. Elia annuncia, per conto di Dio, che l’idolatria del popolo è giunta al culmine e che ciò che ciascun uomo vive nel proprio intimo sarà manifestato.
L’aridità a cui Israele ha ridotto il suo cuore, il suo essere, aspettando dai falsi dèi il bene, si manifesterà attraverso l’aridità della terra. Come Israele non ha coltivato se stesso con l’Acqua che viene da Jhwh, così la terra non riceverà acqua dal cielo. Il fatto esterno è ratificazione di ciò che il popolo vive dentro sé, nella sua interiorità.
Elia dice di più. Non ci sarà neanche rugiada, ovvero l’umido che rende fertile una terra.
Essa è simbolo del desiderio che l’uomo ha di Dio.
Né dal cielo, né dalla terra Israele vive la fecondità, perché ha dimenticato il Signore della vita per lasciarsi sedurre dagli idoli.
Elia annuncia che la terra risponderà a questo dato di fatto.
se non quando lo dirò io: è interessante soffermarci sull’io del profeta Elia.
In questo ci può aiutare la raffigurazione di Elia che abbiamo nella nostra chiesa madre.
Elia ha un dito alzato.
Non è il dito di chi dice ‘Io, eccomi, sono io!’, ma è un dito puntato al cielo, puntato in alto.
Un proverbio dice: ‘Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito’.
Il dito di Elia indica la fonte delle sue parole, indica che la sua voce è eco della Parola che Dio gli ha comunicato nel segreto, non dice ‘io, eccomi, sono io’, ma ‘Io Sono’ che è il significato del Nome di Dio Jhwh. Elia è uno con Dio, parla le parole di Dio, il Dio che parla per mezzo dei profeti, come diciamo nel credo.
I punti su cui possiamo meditare, attraverso questo versetto, potrebbero tenerci impegnati una vita.
Concentriamo la nostra attenzione spirituale, non solo quella intellettuale legata alla ragione, su tre elementi:
1. l’essere del profeta, l’io del profeta: Il battesimo mi ha reso profeta come Elia: ho chiaro chi sono davvero, davanti a Dio? Ho compreso a quale storia di salvezza sono chiamato, con una responsabilità che nessun altro potrà vivere al mio posto?
2. l’idolatria: quali sono gli idoli a cui affido la mia storia e che mi lasciano in dinamiche di morte senza condurmi da nessuna parte, chi è il Baal a cui chiedo a pagamento servigi?
3. L’essere davanti a Dio: qual è la mia relazione con Dio, sto vivendo insieme a Lui la mia storia, la mia vocazione (storia personale a cui sono chiamato, vocato) o Dio resta un ospite chiamato all’occorrenza come fosse un ennesimo Baal?

Davanti all’Eucarestia
(lascio che la Parola scenda nelle mie profondità, al centro dell’essere, e resto nel mio centro in ascolto di quanto lo Spirito di Dio suggerirà)

Oratio
(rendo grazie dell’esperienza d’incontro con Dio nella fecondità della Sua Parola)

Salmo 138

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.

Contemplatio
(accolgo Dio in me)

Durante il mese cercherò tempo e spazio per lasciare che l’ascolto della Parola mi apra alla visione di Dio.

Actio
(metto in pratica nella mia vita quello che ho ascoltato)

‘Così come sono, Signore, e come posso divenire attraverso Te, così io vorrei seguirti’.
(Adrienne von Speyr)