Arrivederci!

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Come in alto così in basso

Il cambiamento è la vita e la vita è cambiamento continuo.
Ciascuno di noi è declinato in mille modi diversi e questa è, per me, una nuova declinazione, più vicina a ciò che oggi sono.
Il Blog Betania ‘Unum loquuntur omnia’ resterà aperto, ma non sarà aggiornato perchè una nuova stagione di fioriture si affaccia e richiede novità di vita e parole.
Grazie a chi vorrà condividere con me il viaggio o semplicemente affacciarsi a sbirciare ogni tanto nel mio… barattolo!!!

Ricordati di essere felice!

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Se il focus della nostra vita è il cuore, sacrario dell’umano, luogo del paradiso in noi, centro dell’essere, allora saremo portati a valutare e rivalutare, ogni giorno, qual è il fine a cui tendiamo e a non concentrarci solo sui mezzi.
Vogliamo una vita felice e per raggiungere questa dimensione ci applichiamo attraverso molti mezzi. Tuttavia spesso i mezzi ci travolgono e ci inghiottono in un turbine che invece di avvicinarci alla meta, ce ne distoglie.
Tornare al cuore, costantemente, è leggere gli eventi dalla prospettiva della metà e ridestare ogni mattina il desiderio dei sogni da realizzare.
Perchè i sogni si realizzano.
E’ questo il compito per cui ci destiamo ogni giorno!

Dacci fame quotidiana!

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‘Eccomi con voi nella fatica del lavoro (il pane) e nell’ebrezza della festa (il vino).

Eccomi con voi, carne della vostra carne, esperienza sensuale prima che spirituale.

Eccomi con voi, a darvi fame quotidiana di desideri di largo orizzonte!’.

Questo, e molto più, è la festa celebrata ieri del Corpo e Sangue di Cristo.

Una festa che NON ci chiede di fare le vittime sacrificali per tutta la vita, come ancora oggi purtroppo sentiamo da qualche altare, ma di vivere in pienezza la nostra umanità, in tutto ciò che comporta, con la costante tensione del desiderio ad un oltre che è possibile… perchè in Dio tutto è possibile!

Ma questo messaggio di esaltazione dell’umano è giunto ieri ai nostri orecchi, alle nostre labbra, ai nostri occhi, alle nostre mani, alle nostre narici? Abbiamo goduto di una celebrazione che fosse visivamente, sensualmente, simbolo chiaro della bellezza del Cristo in noi? Dobbiamo ammetterlo con limpidezza: le nostre celebrazione – nella maggior parte dei casi – sono portatrici insane di desideri di digiuno: ci tolgono la fame di Dio! E quando questa fame è spenta nella ‘stanza’ priviligiata della celebrazione della Pasqua, il tempio, allora pian piano rischia di spegnersi anche nella ‘stanza nuziale’ della Pasqua, in noi stessi.

Oggi dovremmo chiedere al Signore non solo il pane quotidiano, ma ‘dacci fame quotidiana’ di Te, di Vita, di Bellezza, di Senso… perchè viviamo in contesti di anoressia spirituale grave.

Mentre il mondo ha fame, noi che abbiamo il pane e il vino, facciamo morire il mondo ‘di sete davanti alla fontana’.

Mentre il mondo freme all’ebrezza delle cose spirituali, noi rendiamo sterili gli slanci che non sappiamo cogliere e comprendere.

Non sono pessimista di natura, anzi, sono donna di speranza per storia e vocazione, ma dirsi la verità aiuta ad andare verso la pienezza. Accontentarsi delle briciole, quando si può e si deve avere di più, è ‘mancare il bersaglio’!
Siamo esigenti! Siamo esigenti con le cose di Dio!

Dio ha voluto per noi l’eccellenza.

Di-pendere

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«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose (Gesù): «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.
Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.
Da questi due comandamenti DIPENDONO tutta la Legge e i Profeti».
(Mt 22, 36-40)

Con l’affermazione ‘tutta la Legge e i Profeti’ ovvero tutta la Scrittura, quella precedente l’avvento di Cristo, s’intende la totalità della Rivelazione.
Per un credente di una religione rivelata, come quella ebraica e cristiana, la Rivelazione è l’Origine di tutto.
Ecco, oggi, il Vangelo afferma che, in realtà, questa Rivelazione è essa stessa DIPENDENTE da qualcosa: l’amore a Dio con la totalità consapevole di ciò che siamo e l’amore all’alltro, con la consapevole dedizione che devo avere per me stesso, quale metro di misura per amare oltre me.
Dipendere, pendere-da, ovvero ‘derivare, risalire a, avere origine, trarre origine, nascere, discendere, originarsi, provenire, scaturire, essere causato, essere determinato’ (dal dizionario dei sinonimi) da…
E’ proprio della circolarità dell’Amore divino questa magnifica ‘di-pendenza’!
Amore origina amore, amore contagia amore.
La Scrittura, i riti, altro non sono che lo specchio della realtà dell’uomo davanti a sè, all’altro, a Dio.
Se manca questa Origine, tutto si svuota.
La Scrittura diventa lettera morta, se non ‘lettera che uccide’ (penso al fondamentalismo!) e i riti o routine scialba o doveri morali che ingabbiano.
Di-pendere dall’amore, ovvero come dicevo ‘originarsi dall’amore’ è Libertà.
E Dio ci ha liberati perchè restassimo liberi.
Indipendenza e libertà non sono la stessa cosa.
Indipendenza è la ‘capacità di sussistere e di operare in base a principi di assoluta autonomia’, essere legge a se stesso.
Libertà è essere in un Origine che apre la mia vita a tutte le direzioni possibili!
Ecco, solo questa è la DIPENDENZA che la nostra vita può avere.
Tutto il resto, se non è originato nell’amore a sè, all’altro e a Dio, è pura schiavitù.
Fosse anche religiosa.

Buona domenica

…un chiostro è il mio cuore…

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Un chiostro è il mio cuore
ove tu scendi a sera
io e te soli
a prolungare il colloquio, ora
sopra una panchina
di pietra.
O per scoprire come
amore ancora ti spinge,
in silenzio ascolto
il fruscio
dei tuoi passi
e il suono della voce
che chiama…
E non fuggo per nascondere
dietro gli alberi
la mia nudità:
orgoglioso d’essere
questo nulla
da te amato.

(D. M. Turoldo)

Appunti sulla Lectio de ‘Il ciclo di Elia’

‘La gloria di Dio è l’uomo vivente,
e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio’.
(Ireneo di Lione)

Elia

Il Giorno di Elia

Entro nell’incontro con il Signore con tutto me stesso.
Corpo, mente e spirito cercano armonia attraverso il silenzio, la quiete dei gesti, la preghiera.

Signore Dio, alla cui presenza io sto, donami di stare alla Tua presenza.
+ Apri gli occhi della mente, perché per mezzo del Figlio Tuo, Parola incarnata,
io discenda nel mio cuore e venga vivificato,
per mezzo del Tuo Santo Spirito,
in tutto il mio essere.
• Lectio
(ascolto della Parola)

Dal 1 libro dei Re (17, 7-24)
7 Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla regione. 8 Il Signore parlò a Elia e disse: 9 «Alzati, va’ in Zarepta di Sidòne e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo». 10 Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso perché io possa bere». 11 Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». 12 Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ di olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». 13 Elia le disse: «Non temere; su, fa’ come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14 poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra».
15 Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. 16 La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia.
17 In seguito il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia era molto grave, tanto che rimase senza respiro. 18 Essa allora disse a Elia: «Che c’è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia iniquità e per uccidermi il figlio?». 19 Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò al piano di sopra, dove abitava, e lo stese sul letto. 20 Quindi invocò il Signore: «Signore mio Dio, forse farai del male a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». 21 Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore Dio mio, l’anima del fanciullo torni nel suo corpo». 22 Il Signore ascoltò il grido di Elia; l’anima del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23 Elia prese il bambino, lo portò al piano terreno e lo consegnò alla madre. Elia disse: «Guarda! Tuo figlio vive». 24 La donna disse a Elia: «Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca».

• Meditatio

Spunti di meditazione

La fede di Elia è nuovamente ad un bivio. Il Signore lo aveva mandato al torrente Cherit perché la carestia, intervenuta dopo l’annuncio della mancanza di pioggia e rugiada, non lo uccidesse. Ma ora il torrente si secca.
Ed ecco una nuova parola per il profeta: (v.9a) “Alzati, va’ in Zarepta di Sidòne e ivi stabilisciti”.
Noi ascoltiamo l’invito pacificamente: Dio lo manda in un altro luogo, ma se comprendiamo qual è questo luogo, i nostri cuori cominciano a tremare come avrà fatto quello di Elia. Zarepta è una città fenicia, la terra della terribile Gezabele, colei che ha sollecitato l’infedeltà già latente del popolo d’Israele verso il culto di Baal.
Dunque Elia se vuole salvarsi, in obbedienza al Signore, dovrà andare nella bocca del leone, nella terra di Baal.
(v.9b) “Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo”.
E l’invito è ancor più un paradosso! Non solo nella terra di Baal, ma il profeta è chiamato a fidarsi del fatto che, in tempo di carestia, una donna vedova, ovvero priva di mezzi (per l’epoca i più poveri e indigenti erano considerati gli orfani, le vedove e gli stranieri) lo nutrirà.
Ancora una volta Elia si fida della Parola del Signore, pur non avendo questa nessun ancoraggio nella logica umana. Si fida e basta. Si alza e va.
(v.10) Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso perché io possa bere».
A prima vista le parole del Signore sembrano avverarsi, perché subito –varcata la porta della città- (e qui ci sarebbe da dire moltissimo sulla simbologia che questo versetto indica) Elia trova una donna vedova che raccoglieva la legna. Se una donna raccoglieva la legna era per accendere un fuoco e cucinare: dunque c’è cibo! Elia chiede da bere, come è nell’usanza orientale dell’accoglienza. In Oriente l’ospite è considerato sacro e servirlo è un rito di grande valore.
Ma Elia chiede più dell’acqua. (v.11) “Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». E qui Elia scopre qual è la realtà, drammatica di quella donna: (v.12) “Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ di olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». La donna è pronta alla fine, per lei e per il suo bambino, ma come solo i poveri sanno fare, dispone di quella fedeltà al quotidiano che le fa preparare l’ultimo pasto con infinito amore, senza lasciarsi andare allo scoraggiamento e nutrendo, fino all’ultimo delle sue possibilità, suo figlio. Solo i veri poveri (che poi sono poveri di spirito) sanno avere questa ‘grazia del vivere’ anche nell’indigenza.
E a questo punto che il dialogo tra Elia e la donna prende un’altra piega.
(v.13) “Elia le disse: «Non temere; su, fa’ come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, (v.14) poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra».
L’affermazione ‘non temere’ è indice di una autorità del profeta, alla cui parola si può prestar fede. Elia la invita a fare secondo quanto ha detto, ma allo stesso tempo ad anteporre al bene del figlio e suo, la cura per l’ospite, per il profeta.
Questo atteggiamento può darci anche un po’ fastidio: ma come, Elia vede che stanno morendo ed egoisticamente vuole per se il pane destinato al figlio della vedova? Non è così. Elia chiede per dare. E’ nella linea di Dio: Egli è sempre presso di noi un mendicante, perché se non ci apriamo alla sua Presenza, Lui non può forzare il nostro cuore. Elia, come Dio, chiede per dare.
Infatti afferma poi che il sostentamento quotidiano non mancherà a quella famiglia fino a quando il Signore non ridonerà la pioggia.
La donna, ricordiamolo, una vedova, non ebrea, non credente ufficialmente nel Dio d’Israele, si fida sulla parola del profeta e non è un atto di fiducia scontato: sta rischiando, prima che la sua, la vita del figlio, del suo unico figlio.
(v.15) “Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. (v.16) La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia”.
La Scrittura non dice che ebbero fiumi di olio e montagne di farina, ma che quello che avevano per il sostentamento di un giorno alla volta, non venne meno.
E’ il miracolo di un Dio che si rivela come presenza fedele nel quotidiano e che richiama la manna con cui sfamò il popolo nel deserto e la nostra personale e quotidiana richiesta di pane nel Padre nostro.
E’ il rinnovarsi quotidiano della fede e della risposta fedele di Dio.
Dio si rivela come Signore provvido, come rivela il Samo 32: “ Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame”.
Non Baal dona ciò di cui abbiamo bisogno per la vita quotidiana, ma il Signore Dio d’Israele.
Ma ecco che una nuova crisi appare subito dopo.
(v.17) “In seguito il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia era molto grave, tanto che rimase senza respiro”.
Che senso ha aver procurato il cibo necessario a questa famiglia, se poi l’unico figlio di questa donna vedova muore? Elia, e la donna vedova ancor più coinvolta, sono drammaticamente posti davanti al paradosso della morte del giusto. La carestia doveva punire il popolo idolatra, ma che colpa ha un innocente dell’idolatria? Elia è posto dentro il dolore che la sua stessa parola profetica ha mobilitato.
E la donna gli dice: (v.18) «Che c’è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia iniquità e per uccidermi il figlio?».
Nell’antichità, o anche al tempo in cui visse Gesù (ahinoi! a volte anche oggi!) si credeva che la malattia, la morte, l’indigenza, fossero una punizione del peccato… qui ci sarebbe da parlare un giorno intero sul ruolo che il peccato (nella sua accezione reale di ‘mancare il bersaglio’ che è Dio) ha sulla salute, nel senso di sanità e salvezza, dell’uomo, ma ci dilungheremmo troppo. Potremo affrontare questo tema se faremo una Lectio sul mito biblico di Adamo ed Eva.
Dunque, questa donna fenicia crede che sia colpa di Elia, che, come dice un commentario ebraico, ha mostrato, con la sua rettitudine, l’iniquità della donna. Come di fronte ad uno specchio.
Pensate ad Elia, a quale eco hanno potuto avere in lui parole così dure!
(v.19) Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò al piano di sopra, dove abitava, e lo stese sul letto. (v.20) Quindi invocò il Signore: «Signore mio Dio, forse farai del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?».(v.21) Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore Dio mio, l’anima del fanciullo torni nel suo corpo».
Questa richiesta di Elia ‘dammi tuo figlio’ è un doppio atto di fede. Elia si fida che Dio possa fare qualcosa per quel bambino innocente e rischia però di illudere la donna sul buon esito della vicenda. La donna, dal suo canto, si fida di lasciare il suo unico figlio nelle braccia di quell’uomo di Dio che già una volta li ha salvati dalla fame.
Elia invoca il Signore «Signore mio Dio, forse farai del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?».
L’anche a questa vedova dice tutto il dramma che Elia sente dentro sé per la solidarietà verso tanti innocenti, lacerati proprio dalla carestia.
E’ il paradosso della fede, per cui diamo tanti piccoli atti di fiducia senza comprendere bene il disegno complessivo, se non a tratti, e fidandoci della cura fedele di Dio.
Elia fa un gesto di estrema bellezza, pone il suo corpo attaccato a quello del bambino, come a volergli trasferire tutta la sua vita… una scena stupenda!
Per tre volte invoca Dio di ridonare il soffio delle Vita a quel bambino e…
(v.22) “Il Signore ascoltò il grido di Elia; l’anima del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere”.
Il grido di Elia. La preghiera, dicevano i monaci del deserto, è questo grido a Dio, breve e intenso, che può squarciare i cieli!
(v.23) Elia prese il bambino, lo portò al piano terreno e lo consegnò alla madre. Elia disse: «Guarda! Tuo figlio vive». (v.24) La donna disse a Elia: «Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca».
L’episodio termina con questa consegna: Elia consegna il figlio vivo a sua madre e la donna consegna al profeta una fede autentica, come non si era trovata in Israele.
Dio, e non Baal, non è solo provvido, ma è anche Signore della Vita.
Dio si serve di tutto per farci grazia, se siamo aperti e non fossilizziamo la sua azione trincerandola con i paletti dei nostri pregiudizi.
Elia compie le sue evoluzioni, interiori ed esteriori, fidandosi di Dio anche se le sue strada non seguono una logica precostituita.
Lo sfama attraverso l’opera dei corvi, provvede a lui attraverso una donna vedova fenicia. Tutto fuori dal recinto rassicurante delle sue idee di sempre.
Sapete un tempo si diceva che ‘extra ecclesiam nulla salus’ ovvero fuori dalla Chiesa non c’è salvezza. Poi la visione, sostenuta pur da autorevoli padri della Chiesa, fu per fortuna rivista, già dal Concilio di Trento nel 1500.
Dio salva tutti – come Lui sa – anche se non appartengono al popolo eletto, come abbiamo visto nell’episodio della vedova di Zarepta, anche se non appartengono alla Chiesa, perché lo Spirito di Dio e la Sua grazia sono più grandi del nostro cortile ecclesiastico.
Tuttavia, come per l’episodio della vedova, la Chiesa rappresenta, per chi lo desidera, quell’olio e quella farina che mai si esauriscono.
Quotidianamente Cristo dona ciò di cui abbiamo bisogno rendendo visibile la sua grazia (nei sacramenti): ecco perché della Chiesa si dice che è sacramento universale di salvezza. Non vuol dire che noi siamo i migliori ma che siamo i servi di questa grazia quotidiana che può essere elargita a chiunque lo voglia.
Le strade del Signore hanno bisogno di cuori aperti alla grazia che giunge come e quando noi non possiamo immaginare. ‘Lo Spirito soffia dove vuole, e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va’ (cfr. Gv 3, 8).
Che Elia ci dia la grazia delle aperture del cuore, le sole capaci di far entrare tutto il Bene che il Signore vuole elargirci, nei modi che solo Lui conosce.

• Davanti all’Eucarestia
(lascio che la Parola scenda nelle mie profondità, al centro dell’essere, e resto nel mio centro in ascolto di quanto lo Spirito di Dio suggerirà)

• Oratio
(rendo grazie dell’esperienza d’incontro con Dio nella fecondità della Sua Parola)

Salmo 32
1 Esultate, giusti, nel Signore;
ai retti si addice la lode.
2 Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
3 Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate.
4 Poiché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
5 Egli ama il diritto e la giustizia,
della sua grazia è piena la terra.
6 Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
7 Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi.
8 Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
9 perché egli parla e tutto è fatto,
comanda e tutto esiste.
10 Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
11 Ma il piano del Signore sussiste per
sempre,
i pensieri del suo cuore per tutte le generazioni.
12 Beata la nazione il cui Dio è il Signore,
il popolo che si è scelto come erede.
13 Il Signore guarda dal cielo,
egli vede tutti gli uomini.
14 Dal luogo della sua dimora
scruta tutti gli abitanti della terra,
15 lui che, solo, ha plasmato il loro cuore
e comprende tutte le loro opere.
16 Il re non si salva per un forte esercito
né il prode per il suo grande vigore.
17 Il cavallo non giova per la vittoria,
con tutta la sua forza non potrà salvare.
18 Ecco, l’occhio del Signore veglia su chi lo teme,
su chi spera nella sua grazia,
19 per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
20 L’anima nostra attende il Signore,
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
21 In lui gioisce il nostro cuore
e confidiamo nel suo santo nome.
22 Signore, sia su di noi la tua grazia,
perché in te speriamo.

Contemplatio
(accolgo Dio in me)

Durante il mese cercherò tempo e spazio per lasciare che l’ascolto della Parola mi apra alla visione di Dio.

• Actio
(metto in pratica nella mia vita quello che ho ascoltato)

‘Allargate, dilatate il vostro cuore all’infinito, Dio ha di che riempirlo, non c’è momento in cui non vi faccia trovare tutto quello che potete desiderare’.

(Jean-Pierre de Caussade, L’ abbandono alla divina provvidenza)