APPUNTI (dalla LECTIO su Elia il profeta)

‘La gloria di Dio è l’uomo vivente,
e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio’.
(Ireneo di Lione)
Elia_Profeta_icona
Il Giorno di Elia

Entro nell’incontro con il Signore con tutto me stesso.
Corpo, mente e spirito cercano armonia attraverso il silenzio, la quiete dei gesti, la preghiera.

Signore Dio, alla cui presenza io sto, donami di stare alla Tua presenza.
+ Apri gli occhi della mente, perché per mezzo del Figlio Tuo, Parola incarnata,
io discenda nel mio cuore e venga vivificato,
per mezzo del Tuo Santo Spirito,
in tutto il mio essere.

• Lectio
(ascolto della Parola)

Dal 1 libro dei Re (17, 2-6)

2 A lui (Elia) fu rivolta questa parola del Signore: 3 «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. 4 Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo». 5 Egli eseguì l’ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. 6 I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.

• Meditatio

Spunti di meditazione
Il Signore parla ad Elia ancora.
Nel primo versetto, quello meditato il mese scorso, Elia aveva ricevuto da Dio l’invito a parlare ad Acab e ad annuciare la siccità come ratificazione dello stato di aridità interiore del popolo d’Israele. Ricordiamo che il popolo di Dio si era dato all’idolatria seguendo soprattutto il culto di Baal, il dio del temporale e della pioggia, un idolo attraente per un popolo di agricoltori come quello d’Israele.
Vattene di qui, dirigiti verso oriente
All’invito ad uscire allo scoperto e denunciare l’idolatria, segue, con una celerità tipica dei piani di Dio che superano sempre di gran lunga i nostri, il comando ad andare via dal luogo in cui Elia si trova e a dirigersi verso Oriente.
L’appello risuona familiare poiché riprende l’itinerario che fu già di Abramo. Tuttavia se ad Abramo Dio aveva detto di uscire dalla sua terra ed andare verso se stesso, l’invito ad Elia appare diverso: Jhwh gli chiede di andare alle origini.
Elia è chiamato a ripercorrere la via dei Patriarchi e a rivolgersi verso un Oriente che è l’origine della relazione con Dio e della Alleanza d’amore con Lui.
nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano
Circa il termine nascondimento potremmo parlare molto, perché molto è stato scritto, e di più, molto è stato vissuto da molti uomini e donne nel tempo.
La tradizione monastica usa un termine specifico per definire il nascondimento: xeniteìa. Nella Filocalia, una famosa raccolta di testi dei Padri che praticarono la meditazione silenziosa (l’esichia), troviamo una bellissima definizione di xeniteìa, che ci permette di comprendere il senso del nascondimento di Elia.
Si legge: la xeniteia ‘indica tanto un atteggiamento interiore come uno stato esteriore. E’ prima di tutto un atteggiamento interiore di estraneità che mira a mantenerci stranieri e pellegrini in cammino verso la città celeste… essa si esprime con l’umiltà, il rifiuto di ogni curiosità, il non ingerirsi in ciò che non ci riguarda, il lasciare ogni giudizio, il valutare ogni cosa in un continuo confronto con l’eternità…’. E poi si parla della scelta esteriore, della possibilità di vivere fuori dal proprio contesto per sperimentare ‘la percezione, anche psicologica, di quello sradicamento che è ontologicamente proprio di ogni cristiano dal momento in cui il battesimo ne ha fatto uno straniero al mondo, un senza patria, teso verso quella città fondata nei Cieli’.
C’è da dire anche che gli antichi monaci parlavano spesso di xeniteìa spirituale, che può essere vissuta anche tra la folla attraverso l’uso sobrio della lingua.
Elia è chiamato ad un nascondersi esteriore che esprima l’interiore.
Sempre, nel cammino di relazione con Dio, che poi ci porta ad una precisa scelta d’essere nel mondo, è necessario un tempo di nascondimento, di solitudine, per rimanere soli con noi stessi davanti a Dio e far discernimento per riconoscere Dio come Primo della nostra vita.
L’esercizio della solitudine andrebbe insegnato già ai bambini, ai ragazzi, perché crea uno spazio-tempo necessari di crescita intima e attenzione profonda ai ritmi di Dio in noi e nella storia. Solo se si è sperimentato la solitudine abitata da Dio si può veramente essere buoni compagni degli uomini. Perché nella solitudine, e per Elia è stato così, ci si misura con le proprie necessità, diventando più solidali con quelle degli altri poi, ci si confronta con i propri mostri interiori, con le proprie paure, e si sa poi avere misericordia delle debolezze altrui, ci si apre teneramente all’amore di Dio che ci accoglie così come siamo.
E’ nel nascondimento lo spazio-tempo in cui possiamo andare verso Dio… un esercizio certo non facile perché ci riduce al sempre più Semplice, all’Unico Essenziale e fa cadere le sovrastrutture di cui ci siamo mascherati, a volte anche in nome della fede!
E’ nel nascondimento lo spazio-tempo in cui lasciamo che Dio venga a noi. Ognuno è un mistico capace di Dio.
La vera solitudine, che va ricercata come preludio alla vera comunione è questa! Noi siamo chiamati per vocazione alla comunione, ad immagine della Trinità, ma se non ci ritiriamo, ci nascondiamo, nel senso che stiamo illustrando, se non intessiamo, in sintesi, una vera relazione personale con Dio, saremo al massimo dei buoni compagni di pizza con il mondo e mai doneremo sangue dal nostro cuore per gli altri, come diceva Silvano del Monte Athos.
Tornando al profeta Elia, sappiamo che egli deve ripercorrere in se stesso la stessa strada che i Padri d’Israele percorsero prima di lui, confidando in Dio solo.
Ma veniamo al luogo in cui Elia deve andare: il torrente Cherit.
Il Giordano scende verso il mar Morto e riceve, all’altezza del lago di Genezaret, alcuni affluenti. Tra i più importanti, sul lato sinistro, c’è lo Jabbok, lungo questo fiume, lo sappiamo, Giacobbe rimase solo, lottò con Dio e venne costituito popolo: non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele.
Un altro affluente è il torrente Cherit.
Quindi il richiamo è già nei versetti 2 e 3 a ripercorrere la strada di Abramo prima, e Giacobbe poi…
Nella Scrittura nulla è a caso, anche i luoghi indicano verità più profonde… ma questo del resto è così anche nella nostra vita se sappiamo guardare alle cose con gli occhi di Dio.
Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo
In questo versetto è espressa tutta la dinamica di fede richiesta ad Elia, così come fu chiesta ad Israele nel deserto. E’ chiara l’allusione alla peregrinazione nel deserto dove il popolo dovette fidarsi di Dio solo per essere dissetato, nutrito e non perire.
C’è la siccità, tutto il popolo languisce per la mancanza di acqua e la conseguente carestia, ma Elia sarà dissetato al torrente e sarà nutrito dai corvi.
Il ‘bere al torrente’ (…un tempo c’era nella chiesa madre della nostra comunità parrocchiale un tabernacolo centrale raffigurante due cerve che si abbeverano -molto bello!- e che diceva più di molte parole sull’Eucarestia!…) significa aprirsi ad una relazione di totale abbandono in Dio.
L’uomo, ogni uomo che viene nel mondo, è un assetato di Dio, lo sappia o no: è Dio che cerca cercando la bellezza, la felicità, il piacere! E ad ogni uomo è data questa misteriosa possibilità di essere capace di Dio: grembo accogliente dell’Altissimo, come lo fu Maria di Nazareth, come lo fu Elia il profeta. Due forme di appartenenza a Dio, perché per ogni uomo ce n’è una, ma la stessa sostanza: dissetarsi al torrente delle Sue delizie, gustare la bontà del Signore.
Elia accettando di bere l’acqua del Cherit, beve di Dio, beve della Sua magnanimità e provvidenza, entra in uno spazio d’intimità in cui solo Dio diventa l’essenziale.
Il cibo donatogli dai corvi non è solo un ulteriore conferma di fede da parte di Elia (il profeta si fida che l’indomani mangerà ancora e non morirà di fame, ma non ha prove scientifiche di questo!), ma segna un ulteriore richiamo nell’intimo del profeta. Dicevamo che Elia va al Cherit, ad Oriente, per ritrovare la fede delle origini. Il fatto che siano dei corvi a portargli il cibo non è di poco conto.
Presso Israele i corvi erano considerati animali impuri perché si cibavano di carogne! Dio invece non lascia che i corvi si cibino del morto Elia, ma che nutrano un vivente. I corvi erano considerati portatori di cattivi presagi perché ai tempi di Noè un corvo fu inviato per constatare il ritirarsi delle acque e invece tornò con la notizia che le acque coprivano ancora la terra.
I corvi nutrono Elia e sono segno di un ritorno alla purezza originaria, quella che era ancor prima del Diluvio, quella innocenza in cui dio ha creato ogni cosa e l’umanità. Elia deve tornare ad un tempo (metastorico) in cui non si giudica più secondo le categorie di bene e male, non c’è la dualità di compiuto non compiuto, ma l’unità di ciò che è giusto davanti a Dio.
Quanti sarebbero rimasti sconcertati in Israele nel vedere che Elia è nutrito da esseri considerati impuri? Tanti ben pensanti! E invece Dio è Signore per Elia anche in questo: Elia riceve tutto da Dio come Dio vuole e non come lui ritiene opportuno.
Quante volte anche noi ci perdiamo le cose belle che Dio vuole donarci solo per paura di uscire dal seminato delle nostre categorie di bene e male? Poveri noi!
Egli eseguì l’ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.
Nella fede nuda Elia esegue quanto il Signore ha chiesto.
Poteva ben dire, ma come prima mi mandi allo scoperto a condannare l’idolatria e poi mi dici di nascondermi? Prima mi invii a comunicare che ci sarà siccità e poi mi dici di bere al torrente? Questo Dio è una contraddizione! Elia lo poteva dire…
Oppure, da uomo religioso qual era, poteva lasciarsi condizionare da un altro punto di vista: il mio popolo languisce ed io devo abbandonarlo? No, Signore, resto al mio posto a morire con la mia gente!… socialmente logico e anche degno di umana stima, ma Elia è chiamato a ribaltare ogni sua logica e così… ‘eseguì l’ordine’.
Elia fa quanto il Signore gli domanda. Si fida.
Ha ripercorso l’avventura dei Patriarchi, fidandosi di Dio solo, è sceso nella gola rocciosa e aspra che si deve percorrere per raggiungere il torrente Cherit ed ha trovato il suo Dio provvido a dissetarlo e sfamarlo, in tempo di siccità e fame per tutti.

• Davanti all’Eucarestia
(lascio che la Parola scenda nelle mie profondità, al centro dell’essere, e resto nel mio centro in ascolto di quanto lo Spirito di Dio suggerirà)

• Oratio
(rendo grazie dell’esperienza d’incontro con Dio nella fecondità della Sua Parola)

Salmo 35, 8-11

Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio!
Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali,
si saziano dell’abbondanza della tua casa
e li disseti al torrente delle tue delizie.
È in te la sorgente della vita,
alla tua luce vediamo la luce.
Concedi la tua grazia a chi ti conosce,
la tua giustizia ai retti di cuore.

Contemplatio
(accolgo Dio in me)

Durante il mese cercherò tempo e spazio per lasciare che l’ascolto della Parola mi apra alla visione di Dio.

• Actio
(metto in pratica nella mia vita quello che ho ascoltato)

“Signore, dammi tutto ciò che mi conduce a te. Signore, prendi tutto ciò che mi distoglie da te. Signore, strappa anche me da me e dammi tutto a te. ”
(San Nicolas Flüe )

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