Il Giorno di Elia

Dal 20 luglio è cominciata per noi una nuova avventura.
Condivideremo ogni 20 del mese, nella comunità parrocchiale di cui facciamo parte, una lectio sul ciclo di Elia, il profeta.
Un’occasione di ascolto della Parola e di approfondimento della figura meravigliosa del profeta Elia, patrono della comunità.

Ogni mese pubblicheremo, come già fatto in passato, gli appunti della Lectio.

‘La gloria di Dio è l’uomo vivente,
e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio’.
(Ireneo di Lione)

 

Elia
Il Giorno di Elia

 

Entro nell’incontro con il Signore con tutto me stesso.
Corpo, mente e spirito cercano armonia attraverso il silenzio, la quiete dei gesti, la preghiera.

Signore Dio, alla cui presenza io sto, donami di stare alla Tua presenza.
+ Apri gli occhi della mente, perché per mezzo del Figlio Tuo, Parola incarnata,
io discenda nel mio cuore e venga vivificato,
per mezzo del Tuo Santo Spirito,
in tutto il mio essere.

Lectio
(ascolto della Parola)

Dal 1 libro dei Re (17, 1)

Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io».

Meditatio

Spunti di meditazione: contesto, vocazione del profeta, attualità della Parola.

E’ importante, per comprendere questo primo versetto che da avvio al Ciclo di Elia, contestualizzarlo nel testo di cui fa parte e nel periodo storico a cui si riferisce.
Il cosiddetto ‘Ciclo di Elia’ fa parte del primo e del secondo libro dei Re, due testi che cercano di spiegare teologicamente il fallimento della monarchia in Israele. Teologicamente perché l’interesse dello scrittore sacro è posto sempre sulla relazione tra Dio e il suo popolo e non ha mai pretese storiche, scientifiche ecc. Tutto è letto alla luce di questa relazione Dio-popolo: dunque la monarchia è fallimentare per Israele perché i re non sono fedeli a Dio.
E veniamo al contesto proprio del tempo in cui Elia visse e operò, ovvero il regno di Acab, sesto re d’Israele (874-853 a.C.), un momento di grande sincretismo religioso e anche di contrasti dovuti alle disparità sociali e ai soprusi operati dalla classe dirigente, situazioni queste venutesi a creare con il miglioramento delle condizioni economiche
Elia viene da Tisbe, una città di Israele, il regno del nord. Dopo la morte del re Salomone, infatti, Israele si divide in due regni: Giuda a sud e Israele a nord.
Il regno del nord, di cui fa parte Elia, aveva spezzato il filo della tradizione che lo legava a Gerusalemme, mediante la rottura politica segnata dal fatto che Samaria era diventa capitale d’Israele.
Acab poi, aveva sposato Gezabele, principessa di Tiro, la quale aveva introdotto il culto dei suoi dèi tra il popolo. Gezabele era seguace di Baal ed aveva portato con sé 450 profeti di Baal e 400 profeti di Ashera (una divinità femminile) i quali conducevano una propaganda attiva della loro fede tra gli israeliti. Gezabele, infatti, voleva sostiuire il suo culto a quello di Jhwh ed attuò questa intenzione cominciando a perseguitare i profeti di Dio. Un grande sincretismo dilagava, ovvero tutto andava bene per gli israeliti: adoriamo Jhwh, però adoriamo pure Baal e magari anche Ashera e chi ci passa davanti. Si era nel pieno dell’dolatria e perché? Perché il popolo d’Israele era fatto fondamentalmente di agricoltori e Baal era una fortissima attrattiva. Era il dio del temporale e della pioggia, presiedeva alla fecondità della terra e del bestiame. Era ‘raffigurabile e comprensibile in contrapposizione al Dio d’Israele che era invece invisibile, trascendente, misterioso, mai prevedibile, le cui vie e i cui pensieri sono tanto diversi da quelli degli uomini’ (B.Costacurta, Il fuoco e l’acqua, San Paolo).
Secondo i seguaci di Baal era lui a dare la pioggia, mentre per Israele, nella fede dei Padri, ogni cosa è dono del Signore. Ma c’è di più. L’intervento di Baal si può comprare, con sacrifici, dal Dio di Israele la pioggia si può solo invocare con fede ed attenderla nel suo dono di totale gratuità. Una enorme differenza!
E così il popolo sceglie la via più facile, illusoria perché Baal è un idolo vano e irreale, ma che gli da la sicurezza di una banca da cui può farsi dare credito all’occorrenza.
Insomma, questo è il contesto in cui sorge, improvvisamente, il nostro Elia.
Di lui non è detto altro che il nome e la città di provenienza. Non si dice chi è suo padre, il che equivaleva al nostro cognome, non si racconta nulla di lui prima di questo versetto. Non ha dinastia, a differenza del re e del sacerdote, è suscitato da Dio, una figura carismatica, ovvero piena dello Spirito di Dio, che viene a comunicare il messaggio di Dio al popolo.
Già il suo nome è la mappa del percorso: El-Yah significa ‘il mio Signore è Dio’. Basterebbe il nome per far tremare gli idolatri!
Sorge Elia per riportare Israele alla fede delle origini, alla Tradizione, ma anche – e questo con grande creatività – per rinnovare la fede perché maturi in un nuovo contesto storico e sociale, perché sia una fede profonda, d’interiorità, come vedremo andando avanti nella lettura del Ciclo di Elia.
Nessuno più di Elia è padre della preghiera profonda, del meditare.
E veniamo al brano.
Abbiamo detto chi è Elia, da dove viene, ma ora nella parola che comunica ad Acab ci viene svelato ancor di più.
«Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io».
Per la vita del Signore, Dio di Israele: è una esclamazione ma anche un giuramento, per cui esprime tutta la fede di quest’uomo che sente d’essere scelto da Dio, d’essere pieno dello Spirito di Dio che ha condotto Israele nel suo percorso.
Per citare Dio come testimone delle proprie affermazioni bisogna essere davvero retti!
Ed Elia lo è.
La sua poi, è una fede nuda: Elia non ha alcuna garanzia che ciò che annuncia si rivelerà.
Ci crede. Punto. Si fida.
alla cui presenza io sto: è una delle espressioni più belle della Scrittura.
In essa c’è tutta la vocazione di Elia, tutta la sua relazione con Dio che è la sostanza della sua vita.
Il testo dice proprio che Elia sta dinanzi al volto del Signore, in piedi, ovvero che la sua consistenza è Dio e che è volto verso Dio con tutta la sua vita. Ciò non implica solo un abbandono a Dio, che può essere piacevole come l’abbandono nelle braccia dell’amato, ma anche una risolutezza di fede che implica la purificazione. Il nome di Dio è una Spada, lo vedremo meglio più avanti, il tetragramma sacro è raffigurato proprio come una spada in ebraico, e questa taglia fin nelle profondità per farci conformi al Dio vivente. Ecco perché Elia è raffigurato con la spada di fuoco: essa è il Nome Sacro, Jhwh.
Stare alla presenza di Dio è la forza di Elia, ciò che definisce la sua identità.
Dice una comunione scambievole, un dialogo permanente, ed anche una obbedienza totale, ovvero un ascolto che si traduce in azione sempre. Elia si dichiara servo di Dio, ovvero totalmente dipendente da Lui.
in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia: per un popolo di agricoltori, in una terra semi desertica come quella d’Israele, l’acqua è vita. Vita per i campi, per il bestiame e dunque per l’uomo. Elia annuncia, per conto di Dio, che l’idolatria del popolo è giunta al culmine e che ciò che ciascun uomo vive nel proprio intimo sarà manifestato.
L’aridità a cui Israele ha ridotto il suo cuore, il suo essere, aspettando dai falsi dèi il bene, si manifesterà attraverso l’aridità della terra. Come Israele non ha coltivato se stesso con l’Acqua che viene da Jhwh, così la terra non riceverà acqua dal cielo. Il fatto esterno è ratificazione di ciò che il popolo vive dentro sé, nella sua interiorità.
Elia dice di più. Non ci sarà neanche rugiada, ovvero l’umido che rende fertile una terra.
Essa è simbolo del desiderio che l’uomo ha di Dio.
Né dal cielo, né dalla terra Israele vive la fecondità, perché ha dimenticato il Signore della vita per lasciarsi sedurre dagli idoli.
Elia annuncia che la terra risponderà a questo dato di fatto.
se non quando lo dirò io: è interessante soffermarci sull’io del profeta Elia.
In questo ci può aiutare la raffigurazione di Elia che abbiamo nella nostra chiesa madre.
Elia ha un dito alzato.
Non è il dito di chi dice ‘Io, eccomi, sono io!’, ma è un dito puntato al cielo, puntato in alto.
Un proverbio dice: ‘Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito’.
Il dito di Elia indica la fonte delle sue parole, indica che la sua voce è eco della Parola che Dio gli ha comunicato nel segreto, non dice ‘io, eccomi, sono io’, ma ‘Io Sono’ che è il significato del Nome di Dio Jhwh. Elia è uno con Dio, parla le parole di Dio, il Dio che parla per mezzo dei profeti, come diciamo nel credo.
I punti su cui possiamo meditare, attraverso questo versetto, potrebbero tenerci impegnati una vita.
Concentriamo la nostra attenzione spirituale, non solo quella intellettuale legata alla ragione, su tre elementi:
1. l’essere del profeta, l’io del profeta: Il battesimo mi ha reso profeta come Elia: ho chiaro chi sono davvero, davanti a Dio? Ho compreso a quale storia di salvezza sono chiamato, con una responsabilità che nessun altro potrà vivere al mio posto?
2. l’idolatria: quali sono gli idoli a cui affido la mia storia e che mi lasciano in dinamiche di morte senza condurmi da nessuna parte, chi è il Baal a cui chiedo a pagamento servigi?
3. L’essere davanti a Dio: qual è la mia relazione con Dio, sto vivendo insieme a Lui la mia storia, la mia vocazione (storia personale a cui sono chiamato, vocato) o Dio resta un ospite chiamato all’occorrenza come fosse un ennesimo Baal?

Davanti all’Eucarestia
(lascio che la Parola scenda nelle mie profondità, al centro dell’essere, e resto nel mio centro in ascolto di quanto lo Spirito di Dio suggerirà)

Oratio
(rendo grazie dell’esperienza d’incontro con Dio nella fecondità della Sua Parola)

Salmo 138

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.

Contemplatio
(accolgo Dio in me)

Durante il mese cercherò tempo e spazio per lasciare che l’ascolto della Parola mi apra alla visione di Dio.

Actio
(metto in pratica nella mia vita quello che ho ascoltato)

‘Così come sono, Signore, e come posso divenire attraverso Te, così io vorrei seguirti’.
(Adrienne von Speyr)

 

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