Introduzione alla Lectio sul vangelo di Matteo (20 Ottobre 2013)

Cammina attraverso l’uomo e arriverai a Dio.

Sant’Agostino, Discorso 141

 

 

In ascolto

del racconto di Matteo

 

La nostra partecipazione a questi incontri nasce dall’accoglienza all’invito fatto a ciascuno da parte di don Raffaele. E’un primo di livello di lettura di quanto accade oggi.

Tuttavia c’è, allo stesso tempo, un senso più profondo nella nostra accoglienza.

Se abbiamo accolto l’invito per un cammino di fede è perché in noi il ‘mormorio di un vento leggero, di un suono di silenzio’ – come quello che udì il profeta Elia all’Oreb – ci chiama ad una pienezza di vita che abbiamo intuito possibile in Dio.

Ed è così. La vita in Dio è una vita di pienezza.

Ma per vivere di Dio è necessario che questo Dio lo conosciamo.

E’ come quando abbiamo conosciuto l’uomo o la donna che abbiamo sposato: la conoscenza ha accresciuto l’amore e l’amore ha permesso una conoscenza più profonda. Così profonda da condividere la vita tutta.

Perché possiamo conoscere il Signore Dio e fare esperienza di Lui, abbiamo strutturato gli incontri a partire dalla Sacra Scrittura. lnfatti, non si può conoscere Dio se non si conosce la Scrittura.

La Bibbia poi, non è un libro come tanti. Per conoscere il Signore attraverso la Scrittura non basta prendere il libro sacro e leggerlo dall’inizio alla fine come faremmo per un romanzo o un saggio.

La Scrittura è PAROLA Dl DlO. La stessa ché ha creato il cielo e la terra. La stessa che ha dato vita

all’umanità. La stessa Parola mediante la quale noi siamo venuti al mondo.

Avvicinarsi alla Scrittura è dunque accostarsi ad una realtà vivente, operante, dinamica… ad un roveto che arde senza consumarsi. E’avvicinarsi a Dio.

Noi (nel solco della Tradizione ecclesiale. Tradere = tramandare, consegnare) riconosciamo alla Scrittura la caratteristica d’essere ISPIRATA: lo Spirito di Dio ha mosso i tanti autori, che si sono susseguiti nei secoli, e che hanno trasmesso a noi la MEMORIA scritta del popolo di Dio, della relazione tra uomini è donne come noi e il Signore. Ma anche in questo caso non si tratta d’un semplice libro di storia!

Se leggo la storia dell’antica Roma ad esempio, posso essere edificato da qualche episodio, ma non posso certo entrare in relazione con Adriano!

Per la Scrittura è diverso. Non c’è solo la caratteristica del racconto edificante, c’è una attualità del racconto. Una continua INTERPELLANZA, perché Chi parla in essa non è morto, ma è il Vivente.

Essendo poi uno scritto che abbraccia secoli di stesure, è necessario anche, essere guidati nell’INTERPRETAZIONE. Ecco perché riceviamo la Scrittura in una dimensione’ecclesiale, comunitaria, che garantisce l’equilibrio nell’interpretazione. I criteri interpretativi non dobbiamo intenderli come argini nel senso negativo del termine, come se la Scrittura e lo Spirito di Dio che in essa si rivela potessero essere intrappolati dalla tradizione umana, fosse pure quella ecclesiale. No. Sono pietre di guado per meglio comprendere testi scritti in èpoche storicamente distanti da noi, in culture diverse, con vari generi letterari.

In questi incontri ci accosteremo al tesoro della Scrittura attraverso il metodo della LECTIO.

Si tratta d’un modo molto antico per lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio e che ci pone in ascolto e poi in dialogo diretto e personale con il Signore.

La Lectio parte dall’ASCOLTO. Un ascolto fecondo e non superficiale che ci permetta di lasciarci penetrare dalla Scrittura e da Dio in essa.

All’ascolto segue la MEDITAZIONE: è il lasciare che la Parola illumini ogni recesso dell’essere, fino al centro, al sé più intimo e segreto. Lasciamo che la Parola illumini il corpo, perché abbiamo il piacere di sederci nella pace per stare con Lui; che illumini la sfera psichica in cui albergano emozioni e sentimenti; che illumini l’intelligenza, un’analisi del testo che tenga conto dell’ambientazione del brano, del contesto, dei generi letterari ecc.; che illumini lo spirito… in cui Dio mostra le Sue meraviglie.

Lo stesso Spirito presente e operante nella Scrittura è presente e operante in noi, in virtù del nostro carattere di battezzati, dunque si tratta, infine, di RICONOSCERSI… come è stato quando abbiamo incontrato i/la nostro/a sposo/a ed abbiamo riconosciuto una comunione di vita.

Nella Lectio vi è inoltre la COLLATIO, ovvero una condivisione libera di quanto la meditazione della parola ha seminato in noi.

Segue la ORATIO, la preghiera. Questo momento, almeno inizialmente, lo vivremo mediante l’aiuto della preghiera vocale, ovvero attraverso testi tramandatici dalla stessa Scrittura o dalla tradizione ecclesiale o da autori antichi o contemporanei che siano.

Tuttavia sarebbe bello giungere ad una preghiera spontanea, ma in questo dobbiamo essere pazienti ed arrivarci per gradi, poiché, non essendoci ancora tra noi un’intesa e una vera conoscenza capaci di darci libertà di espressione, rischieremmo una forzatura sterile, una finzione. Sì, perché a volte, pregando, possiamo far finta di pregare! Aprire la bocca e non il cuore. E questo non avrebbe motivo d’essere nei nostri incontri.

Dopo il momento della preghiera c’è la CONTEMPLATIO, ovvero la contemplazione e l’ACTlO, l’azione.

Entrambi questi momenti speriamo ciascuno di noi abbia la grazia di viverli fuori dall’incontro.

La contemplazione è il RIMANERE nella Presenza di Dio che abbiamo sperimentato attraverso la Sua Parola.

Una intima abitazione del suo Spirito in noie del nostro spirito in Lui.

L’AZIONE è mettere in atto quanto maturato nella Lectio.

Don Tonino Bello diceva che i cristiani devono essere dei CONTEMPL-ATTIVI: uomini e donne che portano Dio nel mondo perché vivono di Lui, con Lui, in Lui.

 

Quanto detto magari vi sembrerà complicato, ma i nostri incontri devono essere l’esatto contrario del

complicato!

Il Signore ci invita a cercarlo con cuore semplice e a spogliarci di vuote parole e di ragionamenti inutili.

La vita di fede è un cammino verso il Semplice, sempre più semplice. Non è fare il pieno (di parole, riti ecc.).

E’ fare vuoto. E’ fare SPAZIO a Dio.

Di più è ESSERE SPAZIO a Dio.  

Come per il contadino… Non è in suo potere la forza del seme, né la benignità dei venti, del sole e della pioggia.

Suo è il terreno e il SOLCO ch’egli vi farà per far spazio alla semente.

Così è per noi.

Così vorremmo fossero questi incontri sulla Parola: un tempo per diventare spazio di Dio sulla terra.

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