Noi siamo mappe

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Il rumore della folla non dice mai chi siamo.
La voce stridula delle ‘commare dalle bocche amare’ – così come definisce il pettegolezzo un amico nei suoi versi – non racconta mai la nostra storia.
E neanche Dio viene narrato nel clamore di una folla, al più può essere sbirciato, con curiosità, come fu per Zaccheo, ma solo nel silenzio e nell’incontro individuale può essere conosciuto.
Perfino l’assemblea, con la sua carica mistagogica, ovvero di introduzione al mistero, nulla può se non appunto portarci sulla soglia del divino: tocca a noi, personalmente, entrarci.
In una relazione che va coltivata.
Il vangelo di oggi c’invita all’incontro personale (Mt 16, 13-19).
La folla definisce in diversi modi Gesù di Nazareth, ma Egli chiede ai suoi: ‘Voi chi dite che io sia?’ (v.15).
E’ un appello alla relazione specifica e personale che il Cristo intrattiene con ciascuno di noi.
Quando rientriamo in noi stessi, lì dove abita la Verità, e ci lasciamo condurre dallo Spirito, avvengono due rivelazioni.
Ci viene rivelato chi siamo e in questa conoscenza di noi stessi ci viene mostrato Dio.
Più conosciamo Dio e più conosciamo noi, più conosciamo noi più si spalanca il mistero di Dio.
‘Come per lucido specchio’, siamo, nel profondo, la mappa che conduce a Lui.

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