‘L’esercizio della fede e’ la relazione’ (Rupnik)

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Ciò che differenzia, in maniera sostanziale, la spiritualità cristiana e dunque anche la meditazione del credente, è il fatto che la fede sia una RELAZIONE, personale e comunitaria, con Dio.
Tante tecniche meditative aiutano gli uomini e le donne a reintegrare energie, a ritrovare l’equilibrio.
Tuttavia la meditazione cristiana, pur potendo favorire dell’ausilio di queste tecniche, resta una relazione.
Il cristiano meditante non si pone difronte al nulla, al vuoto, nè si pone esclusivamente davanti al suo io.
Egli sa che il vuoto, il nulla e l’io sono spazio abitativo di una Presenza che pervade ogni recesso.
Lo stesso specifico della fede cristiana, l’Incarnazione di Gesù Cristo, si basa su una relazione posta da Dio con una creatura, la giovane Maria e sulla relazione che Egli ha desiderato, e desidera, con ogni vivente.
Credere vuol dire ‘dare il cuore’ (cor-dare), non semplicemente aderire formalmente ad una dottrina, esplicare pratiche religiose o applicare norme morali.
Tutto l’uomo è uomo di fede.
E l’uomo è un essere relazionale.
Custodire e coltivare la fede vuol dire dunque entrare e restare in relazione col quel Dio personale – che è Padre, che è Figlio, che è Spirito vivificante – che con amore ci ha creati e con umiltà ci ha redenti.

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