Canto delle vergini di Sion (da M. Manzullo, IO SONO declinata in mille modi, ed. Albatros)

Eravamo noi con i nostri canti

a svegliare l’aurora;

eravamo noi ad accompagnare il sole

al suo tramonto

con mani esperte.

Altri

han disperso

i nostri pensieri

leggeri.

Abbiamo smesso, allora,

di cantare

appendendo ai salici le nostre cetre

mentre tutti

ci chiedevano canzoni di gioia:

– Cantateci i canti di Sion! –.

– Come  cantare? –.

Eppure

abbiamo accordato le nostre voci

e abbiamo cantato.

Ancora una volta cantiamo per loro,

pur consegnate

ad altre storie.

Nel sole cantiamo e

nelle ombre che si distendono sulle colline

noi, vergini di Sion,

danziamo.

Cantiamo per loro, danziamo per noi.

Per noi che portiamo

conficcata in cuore una lama

che nessuno vede.

E canteremo e danzeremo,

ancora – eppure, ancora! –

fino a quando la vita non deporrà le sue cetre,

come la veste nuziale nella notte dell’amore,

per abiti di luce.

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