Betania n°40 anno 2011

Carissimi amici,

per molto tempo siamo stati lontani da Voi, un tempo che ci ha concesso di ritornare a questi fogli più grati che mai: colmi di gratitudine e gioiosi della Grazia delle Nozze.

Abbiamo taciuto perché in noi decantasse il mistero ricevuto e perché, quando non si ha nulla da dire, meglio tacere, stupiti e riconoscenti.

In realtà più grande è la percezione del mistero di Dio nella nostra vita più dovrebbe aumentare il silenzio, perciò non vi chiediamo scusa dell’assenza, ma ci presentiamo a Voi semplicemente per quel che è stato il nostro vissuto.

Riprendiamo a condividere questo pezzo di storia in un mese che invita al silenzio, alla contemplazione, al canto di lode.

Novembre, infatti, con il suo sole pallido, i suoi colori accesi, il primo vento freddo, ci sembra sia – insieme al meraviglioso Ottobre – un mese capace di stimolare l’Incontro più intimo con la Presenza di Dio che ricapitola in sé tutte le cose. Un mese di cui stupirsi.

E se la curiosità è madre della conoscenza, lo stupore è padre della contemplazione di Dio.

Ma come contemplare, ovvero come essere in compagnia di un pezzo di Cielo in terra, come far spazio nel nostro orizzonte a quello più vasto del regno di Dio?

I vangeli delle tre domeniche di Novembre, che precedono l’Avvento, sembrano indirizzarci verso una vigilanza tridimensionale al mistero del regno di Dio che viene.

Una vigilanza all’avvento di Dio, sposo dell’umanità; una vigilanza su se stessi, che sia attenta custode dei talenti donatici dal Signore; una vigilanza che si apra ai bisogni dell’altro, l’altro in cui infine si ricapitola l’incontro con lo stesso Signore come ascolteremo dal vangelo di Matteo.

 

a In ascolto

Nella I domenica di novembre (Mt 25, 1-13) la parabola delle dieci vergini ci invita, come dicevamo, alla vigilanza dello Sposo che viene.

Per attendere uno sposo si presume che questo sposo lo si conosca e lo si ami, una conoscenza ed un amore maturati nel tempo e nello spazio condivisi.

Attendere Dio-Sposo, alla fine della storia – come attualmente la sperimentiamo -, non può dunque prescindere dal quotidiano relazionarci a Lui.

L’olio delle lampade, delle vergini del vangelo, è la vita stessa di esse, dunque la nostra vita alimentata, fatta crescere in noi.

La vita di Dio che è in noi come olio che alimenta le lampade è fatta crescere o meno nel riconoscere le visite amanti del Signore in ogni istante della nostra esistenza.

Restare ‘senza olio’ e dunque al buio, significa non aver colmato dello Spirito di Dio le ore e le esperienze donateci. Non aver vigilato sul Suo arrivo.

Nella II domenica (Mt 25, 14-30) la sollecitazione proveniente dal vangelo è quella di riconoscere i propri talenti.

Solitamente si legge questa parabola facendo dei talenti le doti personali di ciascuno, ma che cosa è nostro che noi non abbiamo ricevuto? In realtà tutto ciò che siamo e facciamo è dono di Dio, per cui i talenti sono il deposito di Dio in noi, il Suo dono che ci colma nella misura della nostra capacità.  E’ ancora una volta un richiamo forte alla vigilanza circa l’amore sovrabbondante di un Padre che ha fatto di noi quelli che siamo.

Nel v. 21 e nel v. 23 leggiamo l’affermazione del signore della parabola circa l’operato dei primi due servi che hanno messo a frutto il deposito ricevuto: ‘su poche cose sei stato fedele, su molte ti costituirò’. E’ un’espressione bellissima.

Il cammino della vita nella fede non è questione di grandi cose ma di piccole cose: è fedeltà alla propria storia, ai doni ricevuti, alle responsabilità quotidiane.

Molti ricorderanno la santa della piccola via, Teresina di Lisieux, che lungi dall’essere una ingenua bambinetta facile alla meraviglia, è stata in realtà un’eroina del quotidiano, una fedele serva del Signore in tutte le ore della sua vita. Non una donna rimasta bambina, ma una donna diventata bambina nel cuore e nella vita. L’infanzia a cui Dio richiama, infatti, è un dono che non si traduce nel restare ancorati ad un mondo infantile, ma nel lasciarsi arpionare dal mondo semplice d’un Dio che si è fatto piccolo con noi.

La parabola termina con un’espressione molto dura, ma in questa luce comprensibile: ‘A chi ha sarà dato e sovrabbonderà. A chi non ha, anche ciò che ha sarà tolto’ (v.29).

Il deposito di Dio in noi scava molto profondo e fa spazio ad una sempre rinnovata elargizione della Sua Vita. Più si è afferrati dall’amore del Signore, più si è colmi di Lui, più si riceve la capacità di accoglierlo in tutte le cose.

Meno si fa spazio al Suo dono, sempre meno si sarà aperti all’offerta della Sua presenza.

Questo accade ogni giorno, nel piccolo delle nostre storie, e sarà vissuto, nel grande della storia della salvezza personale e collettiva, alla fine dei tempi.

Nella III domenica (Mt 25, 31-46), che chiude l’anno liturgico con la solennità di Cristo re, il vangelo di Matteo è una sorta di ricapitolazione non solo dei brani precedenti, ma della ricerca umana di Dio.

L’altro è la porta all’Altro.

E’ l’esperienza più semplice eppure più ardua che ci sia.

L’itinerario della nostra vita in Dio ha il suo culmine e la sua sorgente nella relazione con gli uomini e le donne del nostro tempo.

Non c’è strada più sicura per giungere a vedere il Volto del Signore che nella ricerca dei Suoi tratti sui volti che ci sfiorano quotidianamente. Ed è, dicevamo, un cammino semplice, nel senso di riduzione di tutte le cose all’Unico necessario, all’Uno, ma anche arduo, poiché non sempre il tratto di Dio è ancora riconoscibile in noi esseri umani e perché non sempre il nostro cuore è così puro da saper riconoscere il Signore che passa nell’altro.

Se solo conservassimo la consapevolezza di una scintilla dello splendore di Dio in tutti!

Una scintilla incendierebbe il mondo e il regno di Dio, già tra noi, sarebbe svelato.

Anche in questo vangelo il Signore non parla di una fedeltà ad opere straordinarie per entrare nel regno Suo, ma di una responsabile condivisione, di quel che si è e si ha, con l’altro.

Si tratta della vita. Non di un’esperienza ultra sensoriale, ma della vita nella sua concretezza, nella sua realizzazione.

La fame, la sete, l’estraneità, la nudità, la malattia, la mancanza di libertà, non sono le problematiche quotidiane che ci assillano con la loro urgenza? Di queste il Signore chiederà conto.

Perché lungi dall’essere mera soddisfazione di bisogni, sono queste realtà a permettere agli uomini un’apertura ai valori che stanno nelle cose e oltre le cose.

E’ la vita che apre alla Vita.

 

a Il dovere di interrogarsi: il Verbo si fa carne

La contemplazione del regno di Dio oggi e alla fine della storia, dicevamo, ha nei vangeli di questo mese un carattere tridimensionale: è vigilanza all’intimità con il Signore, al deposito di Dio in noi, alla vita dell’altro.

Interrogarsi su questa tre dimensioni è interrogarsi sulla vita intera, sul nostro modo d’intenderla e viverla… ci lasciamo dunque con un grosso lavoro da svolgere!

 

a Per pregare insieme

 

IL MIO CANTO DI OGGI di Teresa di Lisieux

 

“La mia vita è un istante, un’ora che passa, un momento che mi sfugge e se ne va.

Tu lo sai, mio Dio, che per amarti sulla terra, non ho altro che l’oggi. Ti amo Gesù.

Tende a te la mia anima… Sii tu il mio dolce sostegno. Regna nel mio cuore.

Donami il tuo sorriso, per un giorno solo. Per oggi, per oggi.

Che importa, Signore, se l’avvenire è oscuro… No, io non posso pregarti per il domani…

Mantieni puro il mio cuore, coprimi con la tua ombra. E non sia che per l’oggi.

Per oggi, per oggi. Pane di vita e del cielo, divina Eucaristia, o mistero insondabile, frutto dell’amore, vieni, scendi nel mio cuore, Gesù. E sia per oggi.

Santa, sacratissima Vite, degnati di unirti a me. E il mio debole tralcio ti darà i suoi frutti.

Potrò offrirti, Signore, un grappolo dorato.

Donami tu, Gesù, il fuoco di un apostolo. E sia per oggi.

(…)Voglio vedere Gesù, fuori di ogni nube e di ogni velo.

Eppure quaggiù, gli sono tanto vicina… Il suo amabile volto non mi sarà nascosto che per oggi.

Ben presto volerò a dir le sue lodi.

Un giorno senza tramonto splenderà sulla mia anima. Allora canterò sulla cetra degli Angeli.

Canterò l’oggi eterno”.

 

https://antoniomarianna.wordpress.com/

http://www.facebook.com/pages/Betania-Unum-loquuntur-Omnia/119437561450640

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