Betania Quaresima-Pasqua 2011

Carissimi amici,

davanti a noi si apre, in questo tempo liturgico, un orizzonte simbolico di grande rilevanza.

Il tempo di Quaresima prima, il triduo pasquale poi e infine il tempo di Pasqua, offrono al cristiano la geografia del suo percorso esistenziale.

Desideriamo condividere con voi alcune tracce di lettura di questo tempo favorevole ponendolo in parallelo con una famosa opera pittorica: “L’albero della vita” di Gustav Klimt, nella sua interezza, ovvero comprendente “L’attesa” e “L’abbraccio”.

Non siamo critici d’arte, quindi la nostra attenzione all’opera sarà esclusivamente meditativa.

 

 

a In ascolto

Tutto è Nozze.

L’umanità da sempre chiamata alle Nozze con Dio, suo Sposo, trova il suo compimento nella vita di Gesù di Nazareth. E’ Lui che unisce, nella Sua carne, Dio e l’Uomo; è Lui che ammette noi allo stesso compimento nuziale.

Ci piace leggere il tempo di Quaresima come un tempo-spazio di Attesa, quello tipico del fidanzamento: in esso l’Uomo è condotto alle soglie dell’intimità con lo Sposo.

Nel quadro di Klimt la Donna che attende ha uno sguardo proteso in avanti, verso il Nuovo che sente avanzare, è in ricerca, essa ci rappresenta, come sposa in attesa dello Sposo.

Di Dio noi cerchiamo ciò che abbiamo già scoperto per intuizione, come nel tempo del fidanzamento: gli occhi dell’amato hanno balenato Bellezza nel cuore di un giorno qualunque e in seguito abbiamo ricercato l’impronta che quell’esperienza unica ha lasciato nel nostro essere.

E’ l’esperienza d’amore descritta dal Cantico dei Cantici: la ricerca degli amanti è motivata dall’incontro già avvenuto.

Siamo stati già amati dal Signore. Questo ci spinge a cercarLo.

Ma qual è il luogo dell’Incontro già avvenuto, dove il primo fremito del desiderio di Dio ci ha colti?

In un Giardino. “Giardino chiuso sei, mia bella”, dirà il Cantico dei cantici.

Che ne siamo coscienti o no, vi è un Luogo in noi – eccezionalmente descritto dal mito biblico della creazione nel libro della Genesi – nel quale si gioca tutta l’esistenza. Un Luogo che lo sguardo creativo e amante di Dio ha aperto: il Luogo dove siamo veramente noi stessi poiché riconoscenti del divino che ci abita.

Tuttavia, a motivo della ribellione umana, tale Giardino è spesso un deserto brullo, non più custodito e coltivato, capace però di conservare una memoria di fertilità… E’ il Signore stesso questa memoria fertile in noi. Egli continua a condurre in esso l’umanità sposa e in questo spazio nudo gli offre ancora una conoscenza occhi negli occhi. Lì l’umanità potrà essere nuovamente fidanzata nella fedeltà del Suo Signore (cfr. Osea 2, 16-25).

La I domenica di Quaresima, con il racconto della tentazione di Gesù nel deserto (Mt 4, 1-11), rende conto proprio di questo percorso umano compiuto nel Cristo.

Altre volte abbiamo posto l’attenzione sulle tre energie che strutturano l’Uomo e che vengono descritte in questo brano evangelico: Godimento, Potenza e Possesso.

Esse si ritrovano anche in Genesi come energie dell’Albero della conoscenza del Compiuto e del Non ancora Compiuto (tradizionalmente ed erroneamente definito del bene e del male). Esse permettono all’Uomo di giungere al compimento di sé quando sono incanalate verso il divino; all’opposto, rivolte verso ciò che non è Dio, queste tre energie dissolvono l’Uomo che diventa schiavo di una ciclicità di morte.

L’Albero dunque è presente, in dissolvenza, in questa pagina evangelica come in tutte le nostre quotidiane tentazioni.

Nella II domenica di Quaresima (Mt 17, 1-9) Matteo ci presenta nuovamente Cristo come compimento dell’Uomo. E’ il vangelo della Trasfigurazione, una pagina meravigliosa che dovrebbe costituire lo sfondo di speranza di ogni vita.

Non ci è possibile soffermarci nell’affascinante esegesi dei dettagli di questa pericope (i sei giorni, il monte, la luce, la nube, la voce ecc.) che lasciamo alla meditazione personale di ciascuno…

Ma sollecitiamo la vostra attenzione verso la Realtà che Cristo è nel momento della Trasfigurazione: Egli riprende per noi la via all’Albero della Vita.

Nella mutazione graduale a cui l’umanità era originariamente chiamata, la luminosità della trasfigurazione costituisce senz’altro una manifestazione chiara di ciò che avremmo dovuto essere e che, grazie a Cristo, nuovamente un giorno saremo, quando lasceremo che il Signore sia tutto in tutti (cfr. 1Cor 15, 28).

I padri del monachesimo orientale ben conoscevano questa realtà taborica capace di trasfigurare l’Uomo nella sua totalità di corpo, anima e spirito.

Questa è la nostra realtà originaria a cui fare ritorno.

Il tre vangeli di Giovanni che leggeremo nelle tre successive domeniche di Quaresima sono una progressiva lezione simbolica che la Chiesa ci offre, in questo tempo, circa le nostre possibilità d’essere uomini e donne trasfigurati, d’essere dèi.

Nella III domenica di Quaresima il vangelo di Giovanni (Gv 4, 5-42) ci pone davanti all’incontro di Cristo con una donna straniera, di Samaria, territorio ostile a uomini giudei quale era anche Gesù.

Un incontro tra diversi, tra stranieri, tra il maschile e il femminile… Tanti aspetti su cui meditare!

Tuttavia noi desideriamo sottolineare, in questo contesto, un aspetto in particolare.

Il Signore accompagna la donna verso il riconoscimento della sua profondità originaria e lo fa a partire dallo svelamento dei nodi esistenziali che in lei sono rimasti irrisolti.

La chiama alla Profondità. Non a caso tutto si svolge intorno ad un pozzo! Essa stessa è questo pozzo antico a cui attingere un’acqua che non ha pari.

Ciascuno di noi è questa Donna Straniera in attesa dello svelamento della fonte della Vita in lei, a partire dalla concretezza della propria esperienza umana, fatta anche di peccato.

Nella IV domenica di Quaresima (Gv 9, 1-41) si passa dal basso all’alto: dalla percezione di sé stessi come carichi di divino – la Donna Samaritana – al ricordo d’essere un IO SONO, cioè dèi – l’Uomo cieco dalla nascita -.

E’ qualcosa che ci avete ascoltato dire più volte: ciascuno di noi è chiamato a riconoscersi come un ‘Io Sono in divenire’. Io Sono, lo ricordiamo, è il Nome di Dio rivelato a Mosè nel roveto ardente.

L’Uomo cieco dalla nascita, dimentico del Germe divino di cui è custode, riacquista la vista attraverso l’opera di Gesù (che nei gesti ricorda molto la scena della creazione originaria dell’Uomo, ci avrete fatto caso!). Dopo aver riacquistato la vista infatti “quegli diceva: Io sono!” (Gv 9, 9).

Il vangelo della V domenica di Quaresima (Gv 11, 1-45) segna il compimento dell’Uomo portato alle sue estreme conseguenze: la vittoria sulla morte. E’ il vangelo della resurrezione di Lazzaro.

Si svolge a Betania e i protagonisti sono proprio gli amici più cari del Signore.

Gesù affermerà, prima di risuscitare Lazzaro, “Io Sono la resurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore, vivrà. E chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Gv 11, 25-26).

E’ Lui l’Albero di Vita che Adamo non potè toccare e ora in Lui ci è donato.

E’ ‘L’abbraccio’ ritrovato dopo un lungo peregrinare lontano dall’intimità divina.

E’ l’annuncio della nostra Pasqua! In Cristo passiamo dalla morte alla Vita per sempre.

 

Tutto il tempo di Pasqua è questo Abbraccio divino-umano sotto l’Albero della Vita che è per noi la Croce gloriosa di Cristo Signore e Sposo dell’umanità.

Sono i giorni dello Spirito, tempo in cui a ciascuno è dato di ritornare nel Giardino alla ‘Brezza del Giorno’ (cfr. Gn 3, 8) per camminare, senza paura, con il Padre.

 

a Il dovere di interrogarsi: il Verbo si fa carne

Sono consapevole d’essere chiamato alle Nozze con Dio nella Profondità dei miei giorni?

So di essere un ‘Io Sono in divenire’?

 

a Per pregare insieme

In questo tempo troviamo uno spazio per l’adorazione eucaristica: lasciamoci illuminare da Cristo. Nel silenzio di un abbraccio ritrovato.

Buon cammino!

 

https://antoniomarianna.wordpress.com/

http://www.facebook.com/pages/Betania-Unum-loquuntur-Omnia/119437561450640

 

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