n°37 anno 2011

 

Carissimi amici,

in questo mese siamo invitati a ripartire da zero, a riprendere dal principio le fila della vicenda di Gesù di Nazareth sin dall’inizio della Sua predicazione.

Potrebbe nascere allora un interrogativo: perché riascoltare ogni anno, di più – ogni giorno! -, la stessa storia? Perché rileggere le pagine bibliche se conosciamo la vicenda del popolo d’Israele, di Gesù di Nazareth?

Per quanto un libro possa essere affascinante ed anche educativo, non accade solitamente di leggere lo stesso libro così frequentemente come i cristiani fanno con la Bibbia, né tanto meno di farne il proprio punto di riferimento, la base su cui poggiare l’intera costruzione della vita.

Evidentemente la Bibbia non è un libro come gli altri e in questo numero vorremmo approfondire con voi il perché di questa differenza.

 

a In ascolto

 

Anzitutto la Bibbia non è un libro, ma una raccolta di più libri: 73 per l’esattezza.

I primi 46 libri formano un corpo chiamato Antico Testamento, ma che sarebbe bene chiamare con il nome più appropriato di Antica Alleanza. Essi raccontano, in forma narrativa e a volte poetica, la vicenda del popolo d’Israele e del suo Dio, dalla nascita del mondo, espressa in forma mitica nei primi dodici capitoli di Genesi, – passando per la storia dei patriarchi, dei re e dei profeti, fino ai libri sapienziali, tra cui una raccolta di canti, i Salmi – per arrivare cronologicamente a una cinquantina d’anni prima della nascita di Gesù Cristo.

I restanti 27 libri compongono il Nuovo Testamento, meglio la Nuova Alleanza. I primi 4 libri di questa seconda parte delle Sacre Scritture sono i Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Segue il libro degli Atti degli apostoli, che racconta gli inizi della Chiesa, ovvero della comunità dei discepoli di Cristo. Dopo gli Atti troviamo le lettere di Paolo – il materiale più corposo – e di altri discepoli. Le lettere sono indirizzate per lo più a comunità cristiane, ma vi sono anche alcune destinate a singoli. Si tratta di scritti occasionali, ovvero nascenti da concrete esigenze di evangelizzazione e per questo conservano una grande vitalità.

La Bibbia si conclude con il libro dell’Apocalisse, una rivelazione, come il titolo stesso afferma, del Vangelo di Cristo in chiave simbolica, ricca perciò del vocabolario tipico delle visioni profetiche.

Detto questo, tuttavia, non è ancora chiaro il perché del ruolo della Scrittura – fruita quotidianamente – nella vita del credente cristiano.

Senz’altro il fascino della testimonianza gioca un ruolo importante: leggere l’esperienza di uomini e donne nutriti e maturati dalla fede in Dio è edificante.

Tuttavia questo ruolo possono averlo anche le vite dei santi a cui però i cristiani non danno lo stesso carattere fondante che attribuiscono alla Scrittura.

Dunque c’è di più.

Entriamo ovviamente in un campo che va oltre la critica storico-letteraria del testo, pur restando questa molto importante, anche oltre il valore di testimonianza ed entriamo nel campo della RELAZIONE.

La Sacra Scrittura non è semplicemente il diario di bordo d’una esperienza vissuta, ma una realtà viva e palpitante, un roveto che arde e mai si consuma.

Perché la Bibbia è Parola di Dio.

Questo carattere gli viene dal fatto di essere scritta “per ispirazione dello Spirito Santo” (DV 9)[1].

L’ispirazione è la discriminante che fa della Bibbia un testo sacro.

A differenza di ciò che è ritenuto per il Corano, libro sacro per l’Islam, i cristiani non credono che gli agiografi abbiamo scritto sotto dettatura dello Spirito o di un angelo di Dio.

L’ispirazione è un moto interno, attraverso cui l’umano linguaggio si riempie, si ammanta di Spirito.

Nella concretezza di un linguaggio che risente del tempo e della cultura in cui il testo è stato composto, si manifesta lo Spirito di Dio.

E come si manifesta?

“Lo Spirito è un ‘vento divino’ (Gn 1, 2), è una forza elementare: lo Spirito si librava sull’abisso all’inizio della creazione, lo Spirito investiva tumultuosamente l’eroe Sansone e lo spingeva alle gesta salvatrici del suo popolo (Gdc 13, 25), lo Spirito convergeva dai quattro punti cardinali e vivificava le aride ossa che Ezechiele, il profeta, contemplava (Ez 37, 9); lo Spirito era pure un soffio divino che vivificava Adamo e una brezza soave che mitigava l’angustia di Elia (1Re 19, 12), e un quadruplice docile vento che si posava sopra il rampollo di Jesse (Is 11, 1-2); lo Spirito è un vento tempestoso e lingue di fuoco il giorno di Pentecoste (At 2), ed è suggeritore a bassa voce dell’invocazione ‘Padre’ (Gal 4, 6; Rm 8, 15), ed è dispensatore di doni e di carismi policromi nella Chiesa di tutti i tempi (1 Cor 12, 4-11). Così dobbiamo immaginare lo Spirito: forte e liberissimo, attivo e molteplice, presente e invisibile. E in tale contesto dinamico e aperto dobbiamo immaginarci l’ispirazione dei libri sacri”.[2]

Ma se lo Spirito che ha ispirato gli agiografi è lo stesso che abita in noi come in un tempio cosa ne consegue? Che la Scrittura, come dicevamo più in alto, è viva ed operante.

E se lo stesso Spirito con cui il Signore ha creato il mondo e noi è presente e attivo nella Scrittura quale potenza ha la Parola di Dio? Una potenza creatrice, vivificante, santificante…

Lo Spirito di cui il Cristo crocifisso si è lasciato spogliare e poi rivestire nella resurrezione è lo stesso Spirito che rende la lettera morta del testo un luogo di rivelazione.

Quale tesoro dunque nelle nostre mani, nei nostri cuori!

 

a Il dovere di interrogarsi: il Verbo si fa carne

Il Cristianesimo, l’Islam, e l’Ebraismo sono le tre grandi religioni del libro.

Ogni cristiano dunque si contraddistingue per un grande amore alla Scrittura, la conserva con cura nella sua casa, se ne nutre quotidianamente, ne fa oggetto di meditazione.

Qual è il mio rapporto con la Scrittura? Sono consapevole che entrare in relazione con la Parola di Dio è entrare in una storia di Alleanza nuziale con il Signore?

 

a Per pregare insieme

Ignorare la Scrittura è ignorare Cristo, afferma San Girolamo, innamorato della Parola.

In questo tempo riscopriamo la bellezza della Lectio divina.

Mettiamoci in ascolto dello Spirito, leggiamo (lectio) la Parola, meditiamola (meditatio) in silenzio lasciando che scenda nel cuore, prendiamone un ‘boccone’ da ruminare tutto il giorno, preghiamo (oratio) con la luce che quella particolare Parola di Dio ha dato alla nostra vita, trasfiguriamo i nostri atti (actio) al fuoco della Scrittura.

 

 

APPUNTAMENTI DEL MESE

a Ogni venerdì alle 20.30, presso la Comunità Monastica di Cerreto – località Boscomonte, Venosa -, Lectio Divina comunitaria.

 

a Sabato 5 febbraio ore 19.30, in via Sr Maria Bolzacchi, 14 – Maschito -, continuano le Lezioni di Betania: pomeriggio di psicologia su “Le verità del legno”, interverrà la dott.ssa A. Rinaldi, psicologa.

 

 

 

Buon gennaio!

 

https://antoniomarianna.wordpress.com/

 

http://www.facebook.com/pages/Betania-Unum-loquuntur-Omnia/119437561450640


[1] DV sta per Dei Verbum, si tratta di una delle nove Costituzioni dogmatiche del Concilio Vaticano II, quella relativa alla Scrittura.

[2] L.Alonso Schökel, La Parola ispirata, Paideia, Brescia 19692, pag.13.

 

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