n°35 anno 2010

 

 

n°35 anno 2010

Carissimi amici,

il percorso che l’Avvento ci presenta è, in piccolo, ciò che ciascuno di noi dovrebbe vivere nel corso della sua vita, ecco perché il tema sul quale vogliamo sollecitare la nostra meditazione è: essere la sposa che partorisce.

L’umanità tutta è, rispetto a Dio-Sposo, la sposa che riconoscendo in sè il Seme di Dio, è chiamata per tappe successive a generarlo.

Quali sono queste tappe è ciò che in breve ci illustreranno le domeniche d’Avvento.

a In ascolto

Nella prima domenica d’Avvento le letture di riferimento sono Is 2, 1-5 e Mt 24, 37-44.

Nel brano di Isaia troviamo al v. 5, l’invito rivolto alla casa di Giacobbe a camminare nella luce del Signore, nel Vangelo invece c’è un richiamo alla veglia nella notte.

Il cammino dell’uomo è costituito da un percorso di luce e tenebre, o come direbbe la mistica ebraica di compiuto e non ancora compiuto. Il cammino verso la luce, ovvero verso il compimento di se stessi e quindi di Dio in noi, deve passare necessariamente attraverso le tenebre, il non compiuto. L’aspetto tenebra non deve essere represso ma vissuto nel suo potenziale di compimento.

Ciò non vuole dire che la rabbia ci condurrà a gesti estremi, ma che l’energia di quell’istinto, canalizzata, ci farà crescere nella conoscenza di noi stessi.

Nel Vangelo di Matteo Gesù fa riferimento a Noé e al diluvio universale: questo rende ragione di quanto detto finora.

Le acque simboleggiano l’incompiuto, esse sommergono la terra perché l’umanità è essa stessa incompiuta.

Gesù ci esorta a vegliare nelle tenebre per convogliare gli istinti verso il loro potenziale di compimento.

Nella seconda domenica vi rimandiamo alla lettura di Is 11, 1-10 e Mt 3, 1-12.

Isaia ci presenta, profeticamente, la figura del Messia come Germoglio e ci richiama ad una immagine molto importante che è quella della cintura ai fianchi.

In Matteo troviamo invece Giovanni con i fianchi cinti e sadducei e farisei paragonati ad alberi senza frutto.

Germoglio è il nome che viene attribuito a Cristo anche nelle antiche antifone della Novena di Natale. Egli è la “Specie” da cui discende l’umanità e dunque chi diviene albero da frutto è colui che fa spazio in sé al Germoglio, di conseguenza gli uomini descritti nel Vangelo non hanno fatto spazio a Dio, ponendo essi stessi la scure alla radice degli alberi (cfr. v. 10).

La cintura che cinge i fianchi poi, è simbolo, in moltissime tradizioni, dell’uomo che raccoglie tutte le sue energie per convogliarle verso il proprio compimento.

Sia in Isaia che in Matteo troviamo questo simbolo, nel primo con riferimento al Messia, discendente di Davide, nel secondo accostato al Battista. In entrambi i casi si parla di un cammino verso il compimento quindi di un uomo che, raccolte le proprie energie, cammina verso la luce.

Se nella prima domenica d’Avvento siamo chiamati a riconoscere le nostre energie incompiute, i nostri istinti, nella seconda l’invito è a costruire, attraverso il loro potenziale, la nostra identità.

Nella terza domenica ascolteremo Is 35, 1-6a-8a-10 e Mt 11, 2-11.

Ancora una volta ci troviamo di fronte alla profezia di Isaia che annuncia la promessa della salvezza, la quale si manifesta attraverso la metafora della terra che fiorisce e l’evento della salute dell’Umanità malata.

In Matteo la promessa si compie nei giorni e nelle opere di Gesù Cristo.

La terra rappresenta il compiuto, dunque l’Uomo nella graduale consapevolezza della sua divinità: la salvezza infatti, che il Signore è venuto a portare, è proprio in questo ritorno alla natura ontologica dell’Uomo che è divina. Un ritorno alla sua vera identità.

Entrato nel compimento della salvezza, l’Uomo è completamente trasfigurato, nel suo spirito, nella sua anima, nel suo corpo, e dunque gli occhi dei ciechi si aprono, gli orecchi dei sordi si schiudono (cfr. Is 35, 5).

Nella quarta domenica presteremo attenzione a Is 7, 10-14 e Mt 1, 18-24.

La profezia di Isaia sulla vergine che concepisce si attua in Maria che partorisce il Figlio di Dio.

In un canto popolare spesso ascoltiamo che Maria è l’irraggiungibile: niente di meno aderente alla verità! Ciascuno di noi, infatti, è chiamato ad essere la vergine-sposa che partorisce Dio.

Come già detto l’umanità è rispetto a Dio la sposa: Maria è l’archetipo del cristiano, colei che ha concepito il Cristo nella sua carne, poiché lo ha accolto in tutti gli spazi della sua vita.

Essa è dunque l’Umanità perfettamente compiuta. Il suo cammino di accoglienza di Dio in sé è talmente autentico da generare in Lei il Figlio di Dio.

 

Possa l’Avvento essere per ciascuno di noi il Ritorno, una possibilità per riprendere il cammino verso il nostro compimento: Dio in noi.

Ciascuno possa riconoscere le proprie tenebre, convogliarle verso la luce, entrare nella salvezza e generare Dio.

 

a Il dovere di interrogarsi: il Verbo si fa carne

Il tempo d’Avvento è per eccellenza il tempo di Maria fattasi “terra del cielo”.

E’ Maria di Nazareth l’archetipo del mio essere vergine-sposa che concepisce Dio?

a Per pregare insieme

 

“Fiorì il Germoglio di Iesse,

l’albero della vita,

ha donato il suo frutto.

Maria, figlia di Sion,

feconda e sempre vergine,

partorisce il Signore”.

 

(Dall’ inno dell’Ufficio delle letture del Natale del Signore)

 

 

 

 

APPUNTAMENTI DEL MESE

Il 21 dicembre alle ore 19.00, presso il Castello “Pirro del Balzo” di Venosa

avremo l’onore di ospitare, con la nostra Comunità monastica di Cerreto,

Rahel Israeli, in arte Shazarahel, autrice del libro “DNA Ebraico. Conessione fra scienza e Kabbala”. Il testo sviluppa le importanti connessioni che oramai sembrano far convergere la scienza e la mistica.

Un appuntamento davvero iperdibile!

 

 

 

Buon Avvento!

 

 

https://antoniomarianna.wordpress.com/

 

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