Betania n°30 anno 2010

Carissimi amici,

la nostra vita è fatta di attese, arrivi e ancora attese.

La liturgia incarna questa dimensione attraverso i tempi del già e non ancora, seguendo un ritmo danzante tra desiderio e compimento.

Abbiamo atteso, non molto tempo fa, di celebrare la Pasqua del Signore. L’abbiamo celebrata.

Ora è il tempo di una nuova attesa, quella della Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo.

Celebreremo la discesa dello Spirito sulla Chiesa.

Un ragazzo ci ha chiesto qualche mese fa, nell’emergere della cosiddetta crisi ecclesiale che ormai dilaga, “ma lo Spirito Santo è ancora nella Chiesa?”.

Bene, questo è il tema su cui vorremmo meditare con voi in questo mese.

In ascolto

Nella VI domenica di Pasqua, mentre ancora celebriamo il tempo pasquale, già lo sguardo si allunga verso una nuova mèta, proprio a dire che, se vogliamo essere testimoni del Risorto, non possiamo che lasciarci trasformare in tempio dello Spirito Santo.

La vita cristiana è infatti una vita nello Spirito, il quale – dono di Cristo risorto – ci permette di chiamare Dio Padre. E’ vita di intimità con le Persone Divine, con il Padre e il Figlio attraverso lo Spirito Santo, una compenetrazione.

Nel vangelo di Giovanni (14, 23-29) di questa domenica leggiamo infatti “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (v.23).

Dimorare in Dio per l’Amore è l’essere in Cristo per lo Spirito a gloria del Padre.

Nel Vangelo di Luca (24, 46-53) che ascolteremo il giorno dell’Ascensione, giovedì 13 maggio, 40 giorni dopo la Pasqua – sebbene nelle parrocchie ci sia l’uso di festeggiarla la domenica seguente per esigenze pastorali -, Gesù conferma i discepoli nella loro responsabilità di testimoni del Crocifisso risorto a tutte le genti, ma tale testimonianza sarà possibile solo dopo che essi saranno “rivestiti di potenza dall’alto” (v.49b), quando cioè Egli avrà mandato su loro “quello che il Padre ha promesso” (v.49a), lo Spirito.

La testimonianza, come l’intimità, sono frutto del dono dello Spirito.

La domenica di Pentecoste il vangelo di Giovanni (14, 15-16.23b-26) riprende la questione del dimorare di Dio nell’uomo attraverso lo Spirito e dunque dell’intimità fra uomo e Dio donataci dal Cristo, ma vi sono in aggiunta due versetti, il 15 e il 16, nei quali il Signore chiama lo Spirito di Dio il “Consolatore per sempre”.

La parola greca è Paraclito che ha più il senso di avvocato, ovvero di qualcuno che prende le difese del giusto.

Lo Spirito è infatti Colui che assiste e soccorre coloro che sono accusati e l’accusatore è sempre satana (“è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte” Ap 12, 10).

Una vita nello Spirito è dunque una vita nella difesa del giusto e della verità.

La domenica della solennità della Santissima Trinità ci fa entrare nell’amore delle Tre Persone divine per la forza e la pienezza dello Spirito ricevuto.

Ci piace pensare a questa solennità come un prolungamento del mistero della Pentecoste!

Dio viene a noi nello Spirito, noi andiamo a Lui nello Spirito: siamo nella Trinità.

Il vangelo di Giovanni (16, 12-15) che in questa domenica ascolteremo, ci parla dello Spirito ancora in relazione alla verità: i discepoli non sono in grado di portare il peso della verità e Cristo li sostiene con il dono dello Spirito di verità che li guiderà “alla verità tutta intera” (v.13).

La verità, più volte menzionata in questi versetti, è Dio stesso: Egli è verità dell’uomo e del creato.

Tuttavia non sempre noi, suoi discepoli, siamo in grado di accogliere la Verità nelle nostre membra, nei nostri cuori, nelle nostre aspirazioni, così come spesso non siamo in grado di leggere la Verità che è in tutte le cose.

Lo Spirito viene in nostro soccorso.

Solo lo Spirito di verità può condurci ad essere accoglienti della Verità e perciò veri a nostra volta.

Lo spirito del Male, diversamente, ci porterà a credere di possedere la verità e di poterne usufruire a nostro piacimento.

Ora, cosa ne viene fuori da queste piccole pietre di guado meditative, circa il tema su cui ci siamo proposti di meditare?

Lo Spirito Santo è nella Chiesa?

Stando ai Vangeli su cui abbiamo meditato .

L’intimità con Dio è una possibilità data da questa partecipazione dello Spirito che è dono ai credenti riuniti, nella prima ecclesìa, nella comunità di uomini e donne radunati da Cristo.

Anche l’invito alla testimonianza è dono “dall’alto” che i discepoli di allora e di oggi ricevono come possibilità, in quanto singoli radunati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in una comunità.

E così la difesa della verità e l’essere nella Verità sono possibilità date in dono al singolo in una comunità radunata nel Nome Santo di Dio.

Possibilità. Dono del Signore.

La Chiesa è questa possibilità, una porta aperta sul possibile Dio in noi, con noi e per noi. Lo è per dono di Cristo, per il Suo disegno di salvezza.

Il punto è se, gli uomini e le donne facenti parte di questa Comunità, siano tutti disponibili a questa possibilità d’essere per Lui con Lui e in Lui.

Questo non è dato dal ruolo sociale od ecclesiale che rivestiamo, ma dall’umiltà con cui ci riconosciamo fragili creature, bisognose sempre di misericordia, accoglienti dello Spirito.

Uomini e donne, fallibili e capaci di bene.

Qualche giorno fa è uscito un articolo sul Sole24ore che riporta un’intervista a Notker Wolf, abate primate dei benedettini, il quale fa un’analisi lucidissima della riforma necessaria nella Chiesa.

Ad un certo punto afferma: “La Chiesa ha sempre detto che la perfezione è uguale alla santità?
Nella sacra scrittura la misericordia è uguale alla santità”.

Il dovere di interrogarsi: il Verbo si fa carne

L’interrogativo con cui ci lasciamo nell’attesa della Pentecoste è semplice nella sua articolazione, ma complesso nel discernimento che richiede in ciascuno di noi.

E’ il seguente: <<Io sono Chiesa?>>

Per pregare insieme

In questo tempo Vi chiediamo una preghiera particolare ed incessante per la Comunità Monastica di Cerreto, per padre Cesare, padre Antonio, per Fabrizia e per tutti quanti, come noi, sono associati a questa realtà ecclesiale che risponde pienamente all’interrogativo di cui sopra.

La Comunità di Cerreto è il nostro riferimento da tempo e in essa abbiamo trovato la forza, il coraggio e la gioia per intraprendere anche questa avventura del foglio di collegamento di Betania.  Per essa rendiamo grazie e con essa viviamo gioie e dolori.

Pregate con noi perché il Signore la confermi in tutto il Bene che ha accolto e distribuito, in tutto il Bello che ha seminato nella storia di molti e nella Gioia di sapersi “avamposto di speranza” per tanti che, in questi tempi difficili, hanno bisogno di una luce.

Buona attesa dello Spirito!

Antonio e Marianna

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