Betania n°29 anno 2010

Carissimi amici,

in questo tempo pasquale la liturgia della Parola si muove in cerchi concentrici, ponendo ora attenzione al singolo ora alla comunità, ora tornando dalla comunità al singolo, in un movimento che chiarifica, al cuore aperto all’ascolto, questa fondamentale dinamica della vita nella fede: il rapporto tra l’IO e la COMUNITA.

Su questo tema vogliamo lasciarci interrogare con Voi in queste domeniche di Pasqua.

In ascolto

Nella II domenica di Pasqua il vangelo di Giovanni (20, 19-31) ci mostra uno dei volti che, dopo quello di Maria di Magdala e delle altre donne recatesi al sepolcro il “giorno dopo il sabato” (Lc 24, 1-12), sono chiamati a prendere posizione circa l’evento pasquale, ovvero il fatto del Crocifisso risorto.

Il volto è quello di Tommaso, il quale, ci dice il vangelo, non è presente alla prima apparizione del Risorto nel luogo in cui la comunità è riunita.

Comincia così, per questo apostolo, un itinerario di ricerca nella fede: dubitando e credendo, credendo e dubitando. Insieme agli altri e da solo.

Otto giorni dopo la prima apparizione Gesù tornerà, con Tommaso presente nella comunità, e ciò farà esclamare all’apostolo “Mio Signore e mio Dio!” (v.28), una delle più intense espressioni evangeliche.

Cosa è accaduto in Tommaso?

La comunità dei discepoli gli ha trasmesso la notizia della resurrezione di Cristo, ma ciò non è bastato al discepolo. Egli ha voluto vedere con i suoi occhi.

Non è tanto l’incredulità di Tommaso a colpirci in questa scena, quanto il suo desiderio di vedere Dio. L’apostolo desidera che il fatto della resurrezione sia un’esperienza in cui personalmente egli possa relazionarsi al suo Signore.

Tommaso, pur fidandosi della comunità, sa che la sua fede dovrà nutrirsi del rapporto personale con il Cristo.

Nella III domenica di Pasqua il volto che ci si fa incontro è quello di Pietro (Gv 21, 1-19).

Siamo in una nuova apparizione del Risorto.

La pericope che vogliamo prendere in esame è tuttavia quella che va dal v. 15 al 19 e che narra dell’incontro personale tra Pietro e Gesù risorto.

In questi versetti Pietro è chiamato a dare una risposta personale circa il suo amore a Cristo.

Per ben tre volte il Signore pone all’apostolo una domanda fondamentale, la cui risposta è il fondamento di tutto ciò che verrà in seguito: “Pietro, mi ami?”.

Tralasciando l’analisi più specifica dei termini che Gesù utilizzerà per porre la questione dell’amore a Pietro, notiamo che ad ogni domanda e risposta, corrisponde una consegna.

“Pasci… pascola… pasci”. Queste le parole di Cristo a Pietro.

Così com’è, nell’amore di cui è capace – poco o molto che sia – Pietro è chiamato dal suo Signore a custodire la Sua comunità.

Il percorso è speculare rispetto a quello di Tommaso: il primo è chiamato a passare dall’adesione comunitaria all’adesione personale a Cristo, il secondo, Pietro, è chiamato a passare dalla risposta personale al Risorto, ad una responsabilità comunitaria.

Nella IV domenica il vangelo di Giovanni (Gv 10, 27-30) ci riferisce le parole di Gesù sulla relazione personale dei discepoli con il Maestro, sotto la metafora delle pecore e il pastore.

Le pecore, ovvero i discepoli di Cristo, ascoltano la Voce del Pastore; il Pastore le conosce ed esse lo seguono.

Anche nelle vicende pasquali prima vi è un ascolto, poi un ri-conoscimento e in seguito una sequela che è l’esternazione dell’amore.

E’ chiaro che ciascun discepolo è chiamato a rispondere di questo ascolto, di questo ri-conoscimento, di questa sequela, in prima persona.

Come Tommaso ciascuno è interpellato personalmente dal Risorto.

Nella V domenica (Gv 13, 31-33a.34-35) abbiamo nuovamente un ribaltamento dal singolo alla comunità.

Ogni discepolo è chiamato a testimoniare il ri-conoscimento dell’amore del Risorto attraverso l’amore all’altro, al prossimo.

“Vi do un comando nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io amai voi (…) Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (vv. 34. 35).

L’amore personale crea dunque una comunità di uomini e donne visitati dal Risorto e la comunità spinge alla ricerca di una relazione personale con il Risorto che l’ha visitata.

Viene prima il singolo o la comunità?

La risposta a questa domanda, in maniera unilaterale, ha dato e da sempre adito a fondamentalismi (vedi nazismo e comunismo) che nulla hanno da donare all’umanità in cammino.

In medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo.

Il dovere di interrogarsi: il Verbo si fa carne

L’IO e la COMUNITA’ sono due realtà imprescindibili, poiché il Signore è un Dio che si è legato alle vicende personali di uomini e donne, ma altresì ha scelto un popolo, una comunità.

Siamo consapevoli di vivere l’esperienza personale del credere inseriti in una comunità che ci precede nella fede, che è la Chiesa, e che in questa comunità siamo chiamati singolarmente a dare risposta di fronte al Risorto?

Per pregare insieme

In questo momento la Chiesa attraversa una crisi: nella responsabilità dei singoli è posto il credito e il discredito del mondo.

Questo ha molto da insegnarci poiché, come afferma San Paolo, noi siamo il Corpo di Cristo, Sue membra, ciascuno per la sua parte. Ciò che colpisce un membro colpisce l’intero Corpo e ciò che svilisce il Corpo svilisce ogni membro.

“C’era una volta un contadino che aveva un meleto. Aveva posto accanto ai suoi alberi un grandioso impianto di irrigazione. Un giorno una delle condotte dell’acqua cominciò a perdere, ma il contadino non gli diede importanza. Passarono i mesi e il terreno sulla costa che ospitava il meleto, diventò sempre più friabile. Anche allora il contadino non diede importanza al fatto.

Dopo un po’, in una normale giornata di pioggia, la costa con il meleto franò sulle rotaie sottostanti, provocando morti e feriti”.

In questo tempo pregherò il Signore perché dia luce alla mia personale responsabilità nella comunità in cui vivo, sia essa la famiglia, la Chiesa, la società.

Buon tempo di Pasqua,

Antonio e Marianna

Indirizzo a cui contattarci: m.manzullo@alice.it

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8 pensieri su “Betania n°29 anno 2010

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