il foglio di Betania n°27 anno 2010

Carissimi amici,

il silenzio di questo inizio d’anno non è stato dovuto a dimenticanza.

Siamo una coppia di sposi promessi e, non vivendo ancora insieme, a volte fatichiamo a trovare spazi e tempi per una comune meditazione della Parola.

Betania è un “luogo” di comunione-comunicazione e uscire con un numero di gennaio che avesse invece le caratteristiche del fare anziché dell’essere, ci sembrava un tradimento alla sua natura, a noi stessi e a voi.

Scusateci e accoglieteci, come già generosamente fate, così come siamo. In cammino con voi.

In ascolto

L’itinerario a cui la giornata delle Ceneri da avvio, la Quaresima, è il tempo a cui queste pietre meditative faranno da guado. Il tema, che desideriamo condividere con voi, è quello del ritorno in Principio.

La Quaresima è un tempo favorevole di conversione e penitenza, sentiamo dire ovunque.

Ma cosa significa?

Abbiamo fatto i cattivi e ora con i fioretti ritorniamo buoni? Queste espressioni non vanno bene neanche più per i bambini, dunque andiamo alla sostanza.

Nel film di F. Zeffirelli “Fratello Sole e Sorella Luna” (rivisto ultimamente con i ragazzi dell’Oratorio) ci ha colpiti l’espressione che Innocenzo III usa nei confronti di Francesco d’Assisi, quando questi si reca a Roma per avere il riconoscimento del suo modo di vita dalla Chiesa. E’ un’espressione che ben sintetizza l’itinerario quaresimale che vogliamo proporvi.

“A furia di parlare di peccato originale abbiamo dimenticato l’originaria innocenza”.

C’è un Prima che da senso anche a quel peccato di origine – e dunque al peccato di ogni uomo –  ma se dimentichiamo Quel Principio, quale senso possono avere anche la conversione e la penitenza?

Il “In Principio” che da avvio al libro della Genesi e al Vangelo di Giovanni, dicono di una collocazione dell’uomo e della donna. Si tratta di un luogo dell’essere ovviamente a cui l’immagine dell’Eden richiama e non di una condizione geografica.

Creati ad immagine e somiglianza del Figlio, figli del Padre, l’uomo e la donna condividono con Dio lo stesso Spirito. Essi sono trinitari anche nella natura poiché costituiti di corpo, anima e spirito.

Sono chiamati anch’essi a fare dei tre Uno. Un’armonia di diversità.

Collocata in Dio l’umanità è innocente, ovvero non nuoce, non distrugge, non uccide, ma è anche senza notte, non nuda e potremmo continuare ancora per molto seguendo le sollecitazioni a cui l’etimologia della parola – nelle diverse lingue – può condurre.

L’uomo e la donna sono nel Sole di Dio, rivestiti della Sua luce, debordanti di Vita.

Il dramma della Caduta cambia scenario e l’umanità diviene nocènte: la luce diviene intermittente (al massimo è quella del satellite lunare), gli abiti sono tuniche di pelle, entra in campo la morte.

Molte cose qui ci sarebbero da dire, ma questo foglio ha lo scopo di lanciare solo delle tracce…

La Caduta, narrata in Genesi 3, è la storia di ciascuno di noi. Storia di tradimenti ripetuti alla nostra natura di piantagione del Signore, di figli dell’Altissimo, di Sposi di Dio.

La liturgia delle Ceneri (Mt 6, 1-6. 16-18), e la Parola che in essa viene annunciata, ci chiama al rientro in noi stessi, al nostro intimo segreto, lì dove non è scalfita l’immagine di Dio. C’invita a tornare alla polvere, simbolo del potenziale che siamo nelle mani del Padre, pronti a lasciarci fare da Lui come nuove creature.

La I domenica di Quaresima il Vangelo segna una seconda tappa dell’itinerario (Lc 4, 1-13): con Gesù, condotti dallo Spirito, entriamo nel deserto.

Nella Quaresima, infatti, siamo invitati a fare deserto, dentro e fuori di noi, ovvero a sgombrare spazi e tempi da ciò che è inutile, per dedicarli all’Essenziale, all’Unico Necessario.

E’ un tempo in cui abbiamo l’occasione di imparare ad essere e conseguentemente a fare quello che dobbiamo essere e fare in tutti i giorni della nostra vita!

Dare spazio e tempo a Dio è una scelta ovviamente avversata dal Diavolo (dia-ballo è colui che divide) e la incisività che tale opera può avere è descritta dalle tentazioni di Gesù nel deserto.

Egli è tentato nel godimento (pane), nel possesso (tutti i regni della terra) e nella potenza (buttati dal pinnacolo del tempio). Queste tre componenti fanno parte dell’uomo e non sono negative se ordinate a Dio, anzi sono scalini per divenire degli autentici uomini e delle vere donne.

Se il godimento, il possesso e la potenza hanno il Signore come fine, non possono nuocere all’umanità. Nuocciono, e lo vediamo ogni giorno, quando sono ordinate dal Satana che ne vuole fare pietre per un edificio che non da gloria né all’uomo né a Dio.

Nella II domenica di Quaresima il nostro cammino è illuminato dalla Luce del Tabor (Lc 9, 28b-36).

Si tratta del vangelo che svela non solo la natura divina del Cristo agli apostoli, ma il potenziale divino di ciascun uomo, chiamato con e come Gesù a trasfigurarsi.

L’ottavo giorno dopo la professione di fede di Pietro, Gesù si trasfigura sul monte Tabor, “mentre pregava”, dice Luca.

Nel racconto della creazione l’Ottavo Giorno è quello della libertà umana, quello che l’uomo e la donna hanno trasformato nel giorno della fiducia data al Satana e tolta a Dio.

Ora un nuovo Giorno ottavo s’intravede, quello della Pasqua, a cui questa pagina da annuncio, e nel cammino della Quaresima è questa Luce che ci rafforza verso il ritorno in Principio, visto come nuovamente possibile.

I Vangeli della III domenica di Quaresima (Lc 13, 1-9), della IV (Lc 15, 1-3.11-32) e della V (Gv 8, 1-11), presentano tre immagini care alla Scrittura.

L’umanità è descritta spesso nelle pagine bibliche attraverso l’immagine dell’albero, del figlio e della sposa. Queste figure richiamano l’essenza dell’uomo e della donna.

La parabola del fico sterile, della III domenica, è molto più che un richiamo a fare opere buone.

Le “buone opere quaresimali” sono inutili se non manifestano l’essere. Diventano maschere su visi deformi.

L’invito di Gesù è come sempre più profondo ed essenziale: coltiviamo il Segreto in cui le Ceneri ci hanno fatto rientrare e consideriamo la magnanimità del Signore nei nostri confronti, che ci da un tempo per prenderci cura di ciò che veramente siamo. Siamo figli del Padre e ciò che in noi deve crescere come frutto è lo stesso Figlio di Dio, Gesù Cristo.

Nella IV domenica l’immagine del Figlio perdonato della sua fuga dal Padre è anche questa di straordinaria bellezza e dice ancora una volta di questo ritorno in Principio.

Facendosi Uno con l’umanità, il Cristo ci ha dato l’opportunità di ritornare al Padre, così noi, facendoci uno con il Figlio di Dio, siamo ancora e sempre perdonati nelle nostre erranze.

E poi, infine, alle soglie della Pasqua, la V domenica di Quaresima, troviamo la figura dell’adultera, una sposa che ha tradito il suo sposo.

Chiamati ad essere sposa dello Sposo-Dio, siamo spesso amanti di altri nomi, ma non per questo il Signore dimentica il tempo delle Nozze che ha fissato con noi.

E le pietre di morte (come quella del sepolcro fra poco) sono trasformate nelle carezze dello Spirito.

Il dovere di interrogarsi: il Verbo si fa carne

Chi emerge davanti allo specchio della mia originaria innocenza? Porto maschere e gingilli per dimenticare un oltre che mi spaventa? Ho già conosciuto i miei mostri, quelli che mi separano dalla mia originaria bellezza?

Per pregare insieme

<<“Il suo sposo è conosciuto alle porte”, ognuno conosce Dio conformemente all’ampiezza delle sue porte>> (Zohar I)

In questo tempo di Quaresima scegliamo di vegliare alle porte in cui il Signore bussa per entrare in noi, dedicando concretamente spazio e tempo all’ascolto della Parola e alla preghiera.

Buona Quaresima!

Antonio e Marianna

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